Raffaele Di Terlizzi insieme ad alcuni colleghi delle Volanti
Raffaele Di Terlizzi insieme ad alcuni colleghi delle Volanti

Pisa, 15 marzo 2019 - «I fratelli di giubba non ti dimenticheranno. Mai». I giorni passano, ma il dolore per la morte di Raffaele Di Terlizzi non si affievolisce. Quarantacinque anni, ventisette dei quali vissuti come poliziotto nelle Volanti di Pisa: un’esistenza in divisa quella del «gigante buono», portato via in sette mesi da una malattia. Nato a Bari, ma pisano d’adozione, è sempre stato in strada dove sarebbe voluto rimanere sino alla fine, nonostante tutto. In auto, in moto, di notte e di giorno, comunque e sempre tra la gente. La sua ‘squadra’, la sua seconda famiglia lo vuol ricordare così.

«Oh Raffa, l'altra notte ti volevo salutare a tutti i costi e sono andato a cercare il tuo "angolo di vita". L'unico spazio che sa di "eterno" e ti fa rivivere, è sempre lì, davanti ad un maledetto armadietto di metallo, una sedia in plastica dove poggia il tuo giubbotto, la valigia e gli anfibi a terra... in quello spazio minuscolo pare che il tempo si sia congelato, è un'immagine che "illude": guardo in quella direzione e penso solo che un contrattempo ti farà arrivare in ritardo. Conosco il rumore della tua macchina, il colpo di tosse e i passi sul pavimento, aspetto quel momento in cui mi chiami "Dieghe", perché mi rassicura. Sì, perché nel turno finiva tutto con la E, perché nel turno delle Volanti, in ogni turno, si creano modi di dire, "linguaggi paralleli", frasi esternamente incomprensibili: c'è bisogno di tanta ironia per controbilanciare l'ansia, la paura di affrontare una situazione difficile. E te in tutto questo, SEI un maestro. Qualcuno vicino a te, nel "secondo tempo" felice della tua vita, mi promette che potrò impugnare e custodire qualcosa di prezioso che ti appartiene, un oggetto che in modo trasversale ti ha accompagnato nella tua carriera, è la tua valigetta in pelle, un po' retrò, che mi è sempre piaciuta... è probabile che non riuscirò mai a "tenerti testa", ma ti assicuro che farò di tutto per meritarmela. Arrivederci Raffa, sono convinto che ci rincontreremo, non può finire cosi». 

Diego

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«Oggi piango la scomparsa di un collega con cui da 20 anni condividevo parte del mio servizio. Di questi quasi 10 passati a stretto contatto facendo la Volante: quel particolare lavoro che va oltre, che ti lega indissolubilmente, che ti fa capire al volo se un intervento lo hai fatto ok, se il controllo a quel soggetto che "non ti piace" lo puoi fare in sicurezza. Sì, perché sai che il collega che hai accanto ti copre: ecco, questa è la Volante fatta con Raffaele. Ad un amico, ad un fratello di giubba. Ciao Raffa, proteggici ovunque tu sia. Il V turno».

Francesco

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«Quella giubba ha il solito colore della mia, il solito peso e il solito odore di chi vive la strada, di chi suda, piange e ride. Mentre la mia non si ferma mai, la tua adesso è li sulla sedia a riposare. Non si muove, ed aspetta ogni mattina, ogni pomeriggio, ogni notte, di essere presa e indossata. Quella giubba, forse ancora stanca, si ricorda le persone caricate in spalla e salvate dal fuoco quella volta in ospedale, adesso si carica solo di polvere. Ma basta un attimo, un soffio per renderla viva... un ricordo, una lacrima o una carezza. Sì, basta toccarla per sentirti... la tua voce in strada o dentro quell'abitacolo di una volante troppo piccola per racchiudere i giorni passati insieme. Quella giubba è lì ferma sulla sedia accanto alla mia... basta guardarla per vederti dentro. Quella giubba è lì ferma sulla sedia, ma quante cose mi ha insegnato e quante volte mi ha dato coraggio. Quella giubba è lì ferma sulla sedia che "puzza" di interventi e corse assordanti di sirena, per andare ad aiutare chi aveva bisogno di te, di noi. Quella giubba è lì ferma sulla sedia a farmi compagnia ogni volta che vengo al lavoro. Quella giubba è lì ferma sulla sedia a renderti vivo per sempre. Ciao Raffa, sbrigati è tardi, indossa la giubba e andiamo».

Gianluca

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«Sei stato un esempio per tutti un "pulotto" vecchio stampo, prezioso non solo per l’abnegazione, ma anche per il contributo alla crescita ed alla formazione dei "pinguini" ai quali hai insegnato anche a stare al loro posto. Sei stato però una cosa ancora più preziosa: un amico. Forza Raffa, da lassù facci sentire le tue urla quando gioisci per il Bari».

Antonio

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«Raffa, ricordo la tua determinazione e voglia di essere sempre utile alla gente. Come quando eravamo insieme in volante e vedendo qualcuno in difficoltà scattavi da quel sedile catapultandoti per essere d'aiuto, contemporaneamente con quel tuo vocione mi indirizzavi su cosa fare. Si Raffa! Perché tu eri il più anziano e io il 'pinguino'. Ricorderò quella volta appena montati in auto... pronti via e si partì dritti verso un'abitazione per un furto in atto. Quanto ti garbavano questi interventi, quanta soddisfazione ci trovavi ad ammanettare i topi d'appartamento. Così quella notte, dopo aver ammanettato il palo, non riuscendo ad arrampicarti ad un balcone perché non stavi tanto bene, sempre con la tua voce grossa mi chiamasti e mi facesti da scaletta per salire in casa per fare "il nostro". Lo chiamavi così il lavoro. "Il nostro lo dobbiamo sempre fare", dicevi. Amico caro, il tuo l'hai fatto in questa vita.... ora tocca a noi continuare a fare "il nostro" e lo faremo portandoti sempre sotto la giubba».

Rosario

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«Raffaele lo conoscevo bene, era un poliziotto vecchio stampo, di quelli che con il buon senso e un sorriso beffardo riusciva a risolvere le situazioni più complicate Raffaele era il mio collega di volante; quel microcosmo dove i fatti che ti piombano addosso si legano a te in modo indissolubile. Le persone che con te le vivono diventano ciò che la progenia non ha creato. I tuoi fratelli di giubba. Nelle interminabili notti di inverno o negli infuocati pomeriggi dove il sole non ti concede tregua, lui era sempre li dritto nei suoi quasi due metri di altezza che ti guardava, sigaretta sempre accesa riconoscibile tra mille. Raffaele era un buono. Lontano da casa era cresciuto in fretta dando un senso alla sua vita crescendo i suoi figli secondo regole antiche, non scritte in nessun manuale operativo. Con il cuore di padre. Alla fine di un turno di notte mi salutava sempre allo stesso modo: “Fratè dai un bacio alle bimbe e fai a modo con la padrona... pane e veleno, fratè. Ci vediamo sulla sera. Auè fratè”. Ad maiora».

Raffaele

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«Caro fratello Raffaele, amico speciale. Il vuoto che lasci, lo potrò colmare soltanto con il vivo ricordo della tua immagine che attirava la simpatia di tutti: sguardo sornione e la sigaretta appesa alle labbra. Sarai sempre un esempio di sensibilità e di grandezza d'animo, come uomo e poliziotto. Grazie, perché se io sono quello che sono, lo devo anche te fratello di giubba Raffa. Un abbraccio dovunque tu sia».

Claudio

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«Ti ho conosciuto qualche anno fa, quando ho avuto la fortuna e l’onore di far parte del V turno della Squadra Volante. Ero l’unica donna ma sono stata accolta come “un collega”. Abbiamo lavorato fianco a fianco giorno e notte, nelle festività nazionali e nelle ricorrenze personali. Abbiamo imparato a conoscerci, apprezzarci e fidarci l’uno dell’altra. Gli interventi difficili non esistevano perché eravamo “una squadra”. Eri il nostro punto di forza in caso di incidenti stradali, tu sapevi fare e risolvere tutto. Poi il rapporto di lavoro si è trasformato in amicizia, profonda e sincera. A volte sugli interventi qualcuno scherzando ci domanda se eravamo “marito e moglie” ed alcune volte, goliardicamente, siamo stati al gioco. Tu rispondevi ridendo: “Certo la tengo con me sennò chi la sopporta!!”. L’intesa era tanta, profonda ma sempre rispettosa, da uomo serio ed integerrimo quale sei stato. Avevi sempre un sorriso per tutti, magari beffardo e la battuta pronta, sempre e comunque riservato mai invadente. Piango la tua prematura scomparsa ma sorrido al pensiero della fortuna che ho avuto a poter percorrere parte della mia esistenza al tuo fianco. Ti voglio bene fratellino, ciao Raffa».

Tiziana

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«Tutti quei post e messaggi dedicati sui vari social, sia da colleghi ma soprattutto da gente estranea alla Polizia, non fanno altro che confermare il rispetto e stima che Raffaele meritava, anche col suo carattere, a volte spigoloso, riusciva sempre poi a volersi far ben volere... vero è che, con noi due, più volte ha discusso finendo poi per essere ancora più uniti. Perché proprio il suo carattere e modo di essere, ci porterà a ricordarlo e portarlo con noi per sempre nel cuore. Un pensiero per il ragazzone barese».

Marcello

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«Voglio salutare il mio amico fratello di giubba con l'immagine della sua divisa appoggiata sulla sedia e dei suoi anfibi pronti ad essere indossati. Sì, lo so Raffa, sei pronto per il prossimo turno di sera. Ok, siamo pronti anche io e Claudio. Arriviamo, tu intanto controlla se tutto è a posto come sempre. Ti voglio bene».

Francesco

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«Caro Raffa, io e Fede siamo onorati di averti potuto salutare arrivando con la moto e le sirene accese in tuo onore. Sarai sempre con noi. Grazie per tutto quello che hai fatto per noi».

Salvatore