
Emanuele Scieri ha perso la vita il 16 agosto del 1999
Andrea Antico esce definitivamente e per semore dal caso Scieri. Anche sotto il profilo civile. Dal punto di vista penale era già stato assolto in via definitiva. Sulla sua testa, però, pendeva un’ultima tegola. Perché la sentenza di assoluzione, proprio ai soli fini civili, era stata impugnata per Cassazione dalla madre e dal fratello di Emanuele Scieri, tramite gli avvocati Ivan Albo e Alessandra Furnari. E ieri davanti agli ermellini è stato discusso il ricorso. Le parti civili chiedevano l’annullamento della sentenza d’appello ai fini civili e risarcitori. Il procuratore generale – si apprende – ha concluso la requisitoria chiedendo che venisse accolto il ricorso della famiglia Scieri. Così determinando un giudizio di colpevolezza di Antico, anche se non più a fini penali ma a fini civilistici e risarcitori.
Dopo lunghe discussioni, la Cassazione ha rigettato i ricorsi accogliendo la richiesta della difesa di Antico, affidata agli avvocati Alberto e Fiorenzo Alessi del foro di Rimini, che avevano insistito – spiegano i legali – "per l’infondatezza dei ricorsi e perché venisse ribadita anche dalla Cassazione l’assoluzione di Antico dalla gravissima accusa contestatagli". "Ora e definitivamente – dicono gli avvocati Alessi – è stata riconosciuta l’innocenza di Antico, che fin dal primo momento aveva motivatamente escluso la propria presenza alla Gamerra nei giorni a cavallo del Ferragosto dello stesso anno". Emanuele Scieri, 26enne parà siracusano, venne trovato cadavere sotto un tavolo della caserma il 16 agosto 1999, deceduto da tre giorni. Fu l’inizio di un giallo. Con le indagini che riaprì la Procura di Pisa nel 2018 – all’esito del lavoro della commissione parlamentare d’indagine – Antico si trovò imputato per l’omicidio di "Lele" insieme ad altri due ex commilitoni, Alessandro Panella e Luigi Zabara (condannati nei giorni scorsi in appello rispettivamente a 22 anni di reclusione e 9 anni 9 mesi e 10 giorni di reclusione).
L’accusa per i tre "nonni" era quella di aver picchiato la recluta dopo che la stessa aveva cercato una disperata fuga sulla torretta di asciugatura dei paracadute il 13 agosto, facendolo poi precipitare e morire, e nascondendo il corpo. Antico divise subito la sua storia processuale dagli altri due ex caporali, scegliendo di essere giudicato con rito abbreviato, ed è stato assolto sia in primo grado che in appello. E quell’assoluzione, in nome del ragionevole dubbio sulla sua presenza in caserma quella sera, è passata in giudicato dopo che la procura generale ha rinunciato ad impugnare per Cassazione. L’ultimo appiglio per la famiglia Scieri su Antico era rimasto il ricorso ai soli fini civili. Ma ieri, a tarda sera, è stato rigettato dalla Suprema Corte.
Carlo Baroni