Al freddo e al gelo, in attesa di asilo: "Fantasmi di cui nessuno si occupa"

Da quasi un mese circa 40migranti pakistani dormono sotto le arcate delle mura in attesa che si sblocchi l’iter burocratico per l’accoglienza. Question time di Auletta. Bonanno: "Deve occuparsene la Prefettura".

Al freddo e al gelo, in attesa di asilo: "Fantasmi di cui nessuno si occupa"
Al freddo e al gelo, in attesa di asilo: "Fantasmi di cui nessuno si occupa"

Al freddo e sotto la pioggia in perenne attesa, sono circa una quarantina i migranti che stazionano da almeno un mese sotto le arcate delle mura cittadine, nei pressi della questura di Pisa. Una vera e propria "emergenza migranti", che riguarda dei veri e propri "fantasmi di cui nessuno si occupa" così li ha definita nel Question-time durante il consiglio comunale di ieri, il capogruppo di Diritti in Comune, Ciccio Auletta. I richiedenti asilo arrivano quasi tutti dal Pakistan, giunti sul territorio nazionale dalla rotta balcanica e, avendo manifestato la volontà di richiedere la protezione internazionale allo Stato italiano, da molte settimane stazionano proprio in prossimità della questura in attesa di formalizzare la domanda di richiesta di asilo. A rispondere sul tema è stata l’assessora con delega alle politiche sociosanitarie e abitative, Giovanna Bonanno che ha annunciato un tavolo con le istituzioni competenti per una "disamina della problematica". La responsabilità, infatti, secondo l’assessora è tutta in capo alla prefettura: "Sono – ha detto Bonanno -, richiedenti asilo che dovrebbero essere gestiti dalla prefettura di Pisa, e soltanto successivamente entrare a far parte del piano nazionale di integrazione". Ovvero, quel piano che individua le linee di intervento per realizzare l’effettiva integrazione dei migranti.

"Sia io che il sindaco – ha aggiunto l’assessora -, siamo in perenne contatto con la prefettura". Non è la prima volta che dei richiedenti asilo si ritrovano a passare le notti per strada, in via Lalli. Già a settembre il questore di Pisa, Sebastiano Salvo aveva spiegato a La Nazione chi erano e la loro provenienza: "Sono persone – aveva detto -, che con frequenza si presentano ai nostri uffici per formalizzare la domanda d’asilo e noi abbiamo l’obbligo di riceverli. Ma questo presupporrebbe la simultanea collocazione nei Cas, i centri di accoglienza straordinaria, che sono al momento saturi". Il primo flusso di migranti, quasi tutti erano provenienti dal Bangladesh, era stato assorbito trovando una collocazione grazie allo sforzo della prefettura e anche grazie alla collaborazione della comunità bengalese di Pisa. Ma il problema sembrerebbe più strutturale.

"Sono 28 giorni che dormo fuori – racconta Ihtesham Ul Haq, pakistano di 26 anni -, grazie alla Caritas e all’Unità di Strada, riusciamo a mangiare qualcosa e a coprirci con delle coperte, ma non basta, le notti diventano sempre più fredde". Ul Haq è arrivato come gli altri dal Pakistan, passando dalla rotta balcanica. La stessa storia la racconta anche Ali Raza, 25 anni, mentre si copre le labbra bruciate dal freddo con una sciarpa. "Abbiamo – spiega il giovane richiedente asilo -, affrontato un viaggio durato due anni, siamo preoccupati. Durante le forti piogge delle scorse settimane eravamo qui, in piedi sotto l’arcata sperando che tutto finisse presto".