L’accusa è quella di aver compiuto atti sessuali sulla figlia minorenne iniziando questa pratica quando era piccolissima. E la vittima di questa storia ha raccontato le presunte violenze subite dal proprio padre che ora sono scandite, come in un rosario di soli misteri dolorosi, nel capo d’imputazione con il quale la Procura chiede che l’uomo venga processato. La ragazzina – maggiorenne da...

L’accusa è quella di aver compiuto atti sessuali sulla figlia minorenne iniziando questa pratica quando era piccolissima. E la vittima di questa storia ha raccontato le presunte violenze subite dal proprio padre che ora sono scandite, come in un rosario di soli misteri dolorosi, nel capo d’imputazione con il quale la Procura chiede che l’uomo venga processato. La ragazzina – maggiorenne da poco – lo ha fatto nei mesi scorsi in un incidente probatorio, celebrato dinanzi al gip e assistita, in modalità protetta, da uno psicologo. Un racconto in cui la giovane ha "cristallizzato" il resoconto di quei momenti "proibiti" con il padre, di quelle carezze che un giorno diventarono qualcosa di diverso da quelle che solitamente arrivano da un genitore. Carezze che più che affetto nascondevano ricerca di un "piacere" in grado di violare l’infanzia di una bambina. Aveva solo cinque anni, quando il padre, oggi 55 enne, per la prima volta avrebbe compiuto atti sessuali sulla piccola.

Sarebbe stato quello l’inizio di una storia dolorosa durata anni. Ma non si sarebbe fermato lì, a quelle carezze, anche perché l’arco temporale scandagliato dalle indagini – coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica Sisto Restuccia – è ampio e abbraccia sette anni: l’uomo nel tempo avrebbe indotto la figlia a masturbarlo fino al punto di praticargli rapporti orali.

All’esito del puntiglioso lavoro d’indagine e dell’incidente probatorio (strumento che consente l’acquisizione anticipata della prova) il pubblico ministero ha formulato la richiesta di rinvio e giudizio. L’udienza preliminare è fissata davanti il giudice Pietro Murano per il prossimo novembre. Non è escluso che in quell’occasione l’imputato opti per un rito alternativo, un’abbreviato allo stato degli atti per chiudere con un processo "lampo" il primo grado di giudizio. L’uomo vive nel pisano e in questa vicenda è assistito dall’avvocato Thomas Vignoli, pronto a fornire al giudice un altro copione della storia.

Carlo Baroni