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15 mag 2022

"Saldatore ucciso dall’amianto" Risarcimento da oltre un milione

Il giudice del lavoro Augusto Lama ha condannato la “Nuovo Pignone” a pagare figli e nipoti dell’operaio. Rino Aladino Lori era morto nel 2018 per un mesotelioma: per 21 anni era stato esposto alle fibre

Augusto Lama, giudice del lavoro del Tribunale di Massa (foto Nizza)
Augusto Lama, giudice del lavoro del Tribunale di Massa (foto Nizza)
Augusto Lama, giudice del lavoro del Tribunale di Massa (foto Nizza)

E’ morto per una malattia professionale oncologica Rino Aladino Lori, operaio siderurgico della Nuovo Pignone “ucciso“ quattro anni fa da un mesotelioma pleurico polmonare. Lo ha stabilito la sentenza del giudice del lavoro del tribunale di Massa Augusto Lama. Per 21 anni, dal 1965 al 1986, il saldatore er stato a contatto con l’amianto, un’esposizione complessiva superiore alle 25mila fibre litro anni, il limite fissato dalla Conferenza Internazionale di Helsinki del 1997 e relativi protocolli. Ed è stata quella prolungata esposizione a provocarne la morte nel 2018. Ora la società dovrà risarcire gli eredi oltre un milione di euro, più gli interessi maturati in quattro anni, secondo quanto stabilito dal giudice del lavoro Lama.

Una malattia professionale che il tribunale di Massa aveva già riconosciuto in una sentenza del 14 febbraio 2014, per conseguente accertata esposizione come da Ctu tecnico-ambientale, svolta in sede istruttoria. La consulenza già al tempo aveva accertato l’effettiva esposizione all’amianto, ben oltre i limiti consentiti. Figli e nipoti hanno poi aggiunto la documentazione medica depositata agli atti il giorno della morte del saldatore, avvenuta il 22 dicembre del 2018, che dichiarava il decesso legato alla malattia contratta per il suo lavoro come operaio siderurgico. "Attività svolta – specifica la consulenza tecnico della società ambientale – alle dipendenze Nuovo Pignone Spa (ora società Nuovo Pignone International S.r.l), stabilimento di Massa, che produce manufatti di caldereria pesante (reattori, scambiatori di calore, serbatoi ed altri prodotti consimili), dall’anno 1965 all’anno 1986, con specifiche mansioni di saldatore (squadre 70 e 75) e di addetto Assa".

Dopo la morte di Rino Aladino Lori, figli e nipoti hanno fatto causa all’azienda per la quale aveva lavorato. Ricorso accolto dal giudice del lavoro di Massa Augusto Lama che ha condannato la società, in persona del legale rappresentante pro tempore, "a corrispondere ai legittimi eredi del lavoratore defunto a titolo di risarcimento per il danno biologico causato al loro congiunto deceduto dalla malattia professionale, nella percentuale invalidante massima (100%), la somma complessiva di euro 696.926,45". Un risarcimento suddiviso in 600mila euro come danno risarcibile di base, maggiorato del 15 per cento a titolo di riconoscimento del danno esistenziale e del danno morale subiti dal defunto, oltre alla rivalutazione monetaria e agli interessi legali a decorrere dalla data del decesso.

Il giudice Lama ha inoltre condannato la società a risarcire (compresi gli interessi maturati dal 2018) i due figli e i due nipoti "a titolo di danno proprio non patrimoniale per la morte del loro congiunto" nella somma di 200mila euro per ciascun figlio e 25mila per ciascun nipote. Per un ammontare complessivo di 1.146.926,45 di euro più altri 15mila euro di spese legali.

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