Il presidente del Parco regionale delle Alpi Apuane, Alberto Putamorsi
Il presidente del Parco regionale delle Alpi Apuane, Alberto Putamorsi

Massa Carrara, 5 febbraio 2020 -Che il Parco naturale delle Alpi Apuane inizi veramente a fare il Parco: a tutelare l’area protetta, a ridurre le superfici destinate all’escavazione individuando tutte le possibili interazioni con le sorgenti d’acqua, a sostenere alternative economiche, come turismo e imprese agro silvo pastorali. Sono le linee di indirizzo per la stesura del Piano integrato del Parco che ha dato il presidente dell’Ente e responsabile del procedimento, Alberto Putamorsi. Tanti elementi ambiziosi, stando almeno a quanto dichiarato lunedì sera nella Sala della Resistenza a Palazzo Ducale, durante la conferenza di presentazione del percorso partecipazione di stesura del Piano. E tutto dovrà essere pronto entro un anno circa.

Le parole del presidente del Parco sembrano voler tracciare una netta linea di demarcazione rispetto al passato. "Siamo quasi all’anno zero – ha detto –. Abbiamo realizzato un primo Piano del Parco 4 anni fa ma, diciamocelo, non in tanti se ne sono accorti. Oggi andiamo a recuperare l’articolo fondante dello Statuto e cerchiamo di capire cosa possiamo fare per migliorare le condizioni di vita degli abitanti. Pensare di portare 40 o 50 famiglie ad abitare entro l’area Parco alla fine del percorso potrebbe già essere un successo". Ma come farlo? "Bisogna dare una mano seria, anche economica, a chi vuole fare attività agricola o silvo pastorale nel Parco. Dobbiamo dare risposte a queste esigenze altrimenti il Parco rischia di essere un mero organo burocratico che fa il suo dovere in maniera dignitosa. Ma a me non basta più essere un buon Parco".

E il pensiero va subito alle aree estrattive: "Sono state inserite nel Parco sin dalla sua origine ma non c’è mai stata una seria indagine per verificare se siano idonee o no. Sono lì solo perché c’erano già quando è nato il Parco senza uno straccio di ricerca scientifica. Noi oggi vogliamo un’analisi puntigliosa, quasi maniacale, per capire quali sono le interconnessioni tra acqua ed escavazione perché qui abbiamo il più grande bacino di acqua dolce dell’Italia centrale e non possiamo pensare di comprometterlo. Per me le aree estrattive presenti sono francamente troppe rispetto anche alle esigenze del mercato, arrivando al paradosso che non si vanno a tutelare le aree protette. Lo ribadisco, bisogna ridurre le superfici destinate all’escavazione almeno del 30%. Non significa andare a estrarre il 30% in meno perché le quantità le ha decise la Regione, noi diremo solo dove, non il quanto".

Un’analisi seria che non può prescindere dai risvolti economici derivanti dal lapideo sui quali anche Putamorsi nutre seri dubbi: "Ognuno dice quello che gli pare. Noi vogliamo capire quanti occupati ci sono alle cave, diretti e indiretti, quale la ricchezza prodotta. Poi ci sono aspetti proprio da rivedere – ha concluso –. Penso alla Focolaccia, lato Minucciano: averla messa nelle zone estrattive è stata una forzatura. Entro un anno vogliamo fare tutto questo lavoro, con una seria riperimetrazione delle aree estrattive: un lavoro pesante, lo sappiamo, perché gli interessi in gioco sono tanti".
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