Le foto di Lucas Una società ai raggi X

Si inaugura oggi al Carmi di villa Fabbricotti la mostra del più importante reporter del ’sociale’. Il suo obiettivo per la denuncia

Le foto di Lucas Una società ai raggi X

Le foto di Lucas Una società ai raggi X

Immortalare il vissuto umano nella sua più grande dignità. E’ soprattutto questo il contenuto degli 80 scatti in bianco e nero, oltre ad un’installazione multimediale, presenti da oggi fino al 5 maggio al Carmi di Carrara con la mostra fotografica ‘Altre voci, altri luoghi’.

La mostra racconta l’attività di Uliano Lucas, uno dei più importanti autori della fotografia sociale italiana che, con i suoi scatti ha documentato dagli anni sessanta alcuni dei mutamenti più importanti, politici, sociali e culturali, italiani ed esteri. La mostra, che sarà inaugurata oggi alle 17, è promossa dal Comune di Carrara e curata dall’associazione Archivi della Resistenza – Circolo Edoardo Bassignani di Fosdinovo e gode del patrocinio della Regione Toscana, dell’Istituto storico della Resistenza e dell’Accademia di Belle Arti di Carrara. Oltre all’esposizione di fotografie è in programma anche l’uscita del catalogo, oltre a vari eventi correlati e il coinvolgimento delle scuole. Dalle parole di Lucas, presente ieri all’anteprima al Carmi di villa Fabbricotti, si sono ascoltati i racconti e gli aneddoti di un uomo certo delle sue idee e dei suoi valori che mai nella vita ha tradito.

Un uomo libero, che ha saputo tramutare il proprio pensiero critico sulla società attraverso una macchina fotografica e lo sguardo severo del suo obiettivo. All’anteprima erano presenti l’assessore alla Cultura Gea Dazzi e Simona Mussini degli Archivi della Resistenza, che hanno sottolineato l’importanza sociale e culturale della mostra, presenti alcuni giornalisti svizzeri a testimoniare la grande considerazione nutrita per il lavoro di Lucas oltre i confini nazionali e l’interesse per una mostra chi si preannuncia come un importante evento. Durante la visita non sono mancati gli spunti di riflessione: dal ruolo del fotografo a un pensiero sulla società, passata e presente, andando anche a sfogliare il libro dei ricordi con i primi scatti con una macchina fotografica fatti da ragazzo, nella Milano degli anni Sessanta. Un laboratorio di idee prima ancora che una città, la Milano degli anni Sessanta, in cui si incrociavano le lotte studentesche e della classe operaia, con un mix tra borghesi, proletari e artisti che ancora oggi è nitido nella mente del fotografo. "Ho iniziato a fare foto per alimentare la mia grande curiosità – ha spiegato Lucas – e raccontare ciò che mi colpiva con gli scatti. Il fotografo è un intellettuale e la foto spesso assume un ruolo politico fondamentale perché scatena dibattito. Negli anni Sessanta mi rivolsi al grande periodico ‘Il Mondo’ e mi comprarono cinque scatti. Da lì è iniziato il percorso". Spazio anche al tema delle istituzioni ‘totali’, così come vengono definiti nella mostra i manicomi, le caserme e le carceri. Luoghi definiti ‘del potere’ a cui aggiungere una critica al servizio militare obbligatorio ‘che equivale all’annullamento dell’essenza dell’individuo’.