Torna la prosa al Teatro Guglielmi. Stasera e domani, alle 21, va in scena ’La madre’ di Florian Zeller con protagonista la bravissima Lunetta Savino. Con lei sul palco Andrea Renzi, Niccolò Ferrero e Chiarastella Sorrentino. La regia è di Marcello Cotugno, le scene di Luigi Ferrigno (luci di Pietro Sperduti e costumi di Alessandra Benaduce). E’ una produzione della Compagnia Moliere in coproduzione con Teatro di Napoli-Teatro Nazionale e Accademia Perduta Romagna Teatri. L’opera, portata al debutto a Parigi nel 2010, è il primo capitolo di una trilogia teatrale dedicata al tema della famiglia e che comprende anche ’Il padre’ (2012) e ’Il figlio’ (2016). In Italia il debutto è del 2023, sempre con Lunetta Savinio. Il drammaturgo e sceneggiatore francese Florian Zeller, premio Oscar nel 2020 per la migliore sceneggiatura non originale del film ’The father’, indaga il tema dell’amore materno e le sue possibili derive patologiche.
La protagonista, Anna, vive come un vero e proprio tradimento la partenza del figlio (Niccolò Ferrero), ormai adulto, che coincide anche con il deterioramento del rapporto con il marito (Andrea Renzi). Lo spettacolo inizia con i toni leggeri, da commedia, per trasformarsi gradualmente in un dramma spietato che non sembra essere né un vero sogno né la banale realtà del presente, ma una vertigine ipnotica e crudele dalla quale risvegliarsi è impossibile. Il mondo di Anna, interpretata con grande sensibilità da Lunetta Savino, è un luogo in cui lei non si riconosce più, isolata da una famiglia che sembra rifiutarla. La madre cade dunque nella disperazione, ossessionata da una sorta di ’multiverso della mente’, in cui le realtà si sdoppiano, creando un’illusione di autenticità. Ma qual è la verità? Riuscirà Anna a ’risvegliarsi’ e ad accettare il suo presente? Lunetta Savino propone una recitazione asciutta, ripete, si ripete, diventa ossessiva e sembra si faccia fare tutto, seppure conduce il gioco della sua follia. In questo l’attrice è profondamente capace, delinea un ruolo senza forzature recitative, straniante e proprio per questo probabilmente più immerso in un disagio psicotico.
Il tema de ’La madre’ è una sorta di manifesto femminile che andrebbe letto in una carta deidiritti delle donne, quando queste diventano madri. La maternità è tema diffuso nei testi teatrali, così come è diffuso il tema di una mancata rinuncia alla maternità, allo strappo del distacco dai figli, doloroso e irrisolvibile, se la donna in questione non ha praticato un lavoro su se stessa e sulla ’costruzione’ di ’altre vie’ oltre a quella della maternità. Il testo di Zeller, molto freudiano, ne indaga tutte le derive patologiche. Una menzione va anche alla scenografia di Ferrigno, riuscita e parte integrante dello spettacolo. Cinque porte, un frigorifero, tre sedie e un tavolo: sembrerebbe poco, se non fosse che ognuno degli oggetti, insieme ad altri artifici scenici, concorrono a costruire la potenza dell’ossessione.