Il Viale da Verrazzano “malato”. Ora si cercano 5 milioni di euro

Via libera della Regione a Sogesid per progettare le misure di prevenzione mitigazione dell’inquinamento

Il Viale da Verrazzano “malato”. Ora si cercano 5 milioni di euro

Il Viale da Verrazzano “malato”. Ora si cercano 5 milioni di euro

C’è un piano per ridurre i rischi sulla salute dei residenti nell’area di viale da Verrazzano, a Carrara. Non un intervento ‘risolutivo’, certo, ma quantomeno una prima operazione tesa a ridurre la presenza di veleni e rifiuti nei terreni, per una spesa che a oggi si aggira su cifre di poco inferiori ai 5 milioni di euro. Attenzione, però, risorse che devono ancora essere chieste e trovate là dove ci sono, dalla Regione al Ministero dell’ambiente. La cifra emerge dall’aggiornamento della convenzione attuativa fra Sogesid e Regione Toscana, relativa all’Accordo di programma del 2018, sottoscritto fra Regione, Comuni di Massa e Carrara, Sogesid e Ministero dell’ambiente, che integra per l’appunto il programma operativo di dettaglio con riferimento ai veleni presenti nell’area residenziale di viale da Verrazzano. Con questo documento, approvato dalla giunta toscana del presidente Eugenio Giani, di fatto si dà il via libera alla Sogesid per progettare le misure di prevenzione e mitigazione della contaminazione. Un appalto diretto quindi alla società in house del Mase, per un importo di circa 227mila euro.

Si tratta di una parte delle risorse residuali del Fondo di sviluppo e coesione, salvati dal ‘buco’ nell’acqua del 2022 quando si volatilizzarono circa 21 milioni di euro. Le attività, in questa fase, consisteranno nella predisposizione ed attuazione di un piano di indagini propedeutiche alla progettazione, finalizzate all’acquisizione del rilievo plano-altimetrico, alla presenza di eventuali sottoservizi, alla caratterizzazione geotecnica dei terreni di scavo, e quanto altro necessario per la predisposizione del progetto, corrispondente ad un unico livello di progettazione definitivo-esecutivo.

Le linee di indirizzo per l’intervento comunque sono già ben definite: una prima fase operativa con la rimozione dei materiali antropici di origine verosimilmente industriale, il conferimento a smaltimento ed il ripristino delle aree scavate. Si scaverà nelle zone ritenute più inquinate, escluse quelle ‘impermeabilizzate’ (insomma, dove i veleni sono sotto palazzi e cemento), occupate da infrastrutture lineari e areali, fino a tre metri di profondità per un totale di 8.100 metri cubi di materiale da rimuovere. Il costo totale è di 4,7 milioni di euro, da finanziare.

Un intervento necessario perché la contaminazione dell’area è elevata, come emerso anche dalle ultime caratterizzazioni ambientali: metalli pesanti, in particolare cromo, nichel, rame, piombo, ma anche idrocarburi, IPA e pesticidi clorurati. Inoltre erano stati rilevati anche superamenti di arsenico e cromo.

Risultati confermati dalla caratterizzazione del 2020, individuando poi anche quattro aree specifiche con presenza di "materiali di riporto di origine antropica verosimilmente di origine industriale". Fra le non conformità erano emersi anche antimonio, fluoruri e cianuri, poi mercurio, zinco, Ddd, Ddt e Dde, benzene e xilene. L’attività di progettazione inizierà dopo l’acquisizione dei dati delle indagini geotecniche e geofisiche che saranno eseguite utilizzando le economie rinvenienti dall’intervento di prevenzione e mitigazione dalla contaminazione dell’area antistante la "Ex Colonia Torino" nel Comune di Massa.

Francesco Scolaro