"Fiordichiara unica responsabile". Arrighi alza il muro sul marmo

La sindaca replica alle accuse dell’azienda del lapideo: "Si assuma le proprie colpe verso la città" "Se aveva i soldi per pagare non si capIsce perché non lo abbia fatto nei modi e nei tempi previsti".

"Fiordichiara unica responsabile". Arrighi alza il muro sul marmo

"Fiordichiara unica responsabile". Arrighi alza il muro sul marmo

Mantiene la posizione la sindaca Serena Arrighi sul caso della cava Fiordichiara B dato che "l’azienda di Macchione deve ancora quasi mezzo milione di euro ai cittadini e, vista la sua disponibilità economica, mi aspetto saldi questo debito quanto prima". La Fiordichiara guidata da Alessandro Macchione ha avuto problemi nel pagare le rate della concessione che così le è stata revocata. Dieci dipendenti rischiano il posto. Arrighi aveva avvertito di "voler tracciare una nuova strada nel lapideo" e così per la prima volta con una determina è stata dichiarata decaduta una concessione. Sul caso si alzano i toni, Macchione si appella agli "atti , approssimativi nel dettato normativo e che per questo verranno impugnati in tutte le sedi" e dall’altra parte la controffensiva dalla sala dei bottoni dove si punta il dito verso "l’azienda che è l’unica responsabile del provvedimento di decadenza. Anzi che lanciarsi in sconclusionate e infondate accuse all’amministrazione Macchione – scrive Arrighi – si assuma le proprie responsabilità verso la città e, soprattutto, verso i suoi dipendenti. Il Comune altro non ha fatto che applicare la legge. Se oggi ci troviamo con dieci lavoratori a rischio la colpa è solo di chi non ha rispettato le regole. La cava 76, prima non ha versato al Comune quasi 500mila euro dovuti per il canone di concessione poi, dopo aver ottenuto un piano di dilazione, ha saltato più di due rate consecutive. La decadenza è stata la diretta conseguenza di questi mancati adempimenti e, sinceramente, il fatto che l’azienda si sia detta pronta a saldare l’intero debito immediatamente dopo la ratifica del provvedimento dirigenziale credo certifichi solo un modo scellerato di fare impresa".

Si alza così un muro in piazza 2 Giugno e la sindaca affonda poi il coltello. "Se l’azienda aveva a disposizione certe somme avrebbe dovuto pagare nei tempi previsti, invece ha scelto di non farlo. Così l’impresa ha dimostrato di non aver rispetto non solo per la comunità, a cui quei soldi sono destinati, ma per i suoi dipendenti. Mi auguro che l’azienda faccia il possibile per aiutare quei lavoratori che ha lasciato senza impiego, quanto invece ai soldi che deve al Comune di certo non sono stati cancellati dal provvedimento di decadenza". Poi conclude l’Arrighi. "Stiamo vivendo l’inizio di una stagione nuova per tutto il mondo del marmo, fatta di regole chiare, per garantire benessere non solo a lavoratori e imprese, ma a tutto il territorio".