Falsi incidenti Il racconto di chi indagava

Falsi incidenti  Il racconto  di chi indagava
Falsi incidenti Il racconto di chi indagava

di Andrea Luparia

Udienza relativamente tranquilla, ieri mattina, al processo chiamato “Botto uno“, contro gli autori delle truffe (vere o presunte lo decideranno i giudici) alle assicurazioni. Ieri si sono seduti al banco dei testimoni alcuni carabinieri. L’inchiesta, infatti, all’epoca dei fatti venne portata avanti dalla squadra mobile della polizia con l’aiuto dei militari dell’Arma. Ed è stato interessante ascoltare un carabiniere, che all’epoca era in servizio a Massa, raccontare l’evolversi delle indagini: prima qualche intercettazione telefonica, poi altri controlli con intercettazioni sia ambientali che telefoniche, infine i pedinamenti e gli appostamenti. Uno questi, tra i più importanti ai fini dell’inchiesta, davanti ad una nota carrozzeria di Massa. Qui gli investigatori, che avevano scoperto qualcosa ascoltando una conversazione, videro entrare prima il principale sospettato, poi altre persone. Per un summit, come dire, informale. Ed è stato curioso sentire come avveniva l’analisi per individuare le persone: qualcuno era già noto, altri erano perfetti sconosciuti. Poi naturalmente bisognava eliminare dall’elenco dei sospettati gli operai della carrozzeria. E per risalire ai nomi degli altri bisognava guardare il numero di targa dell’auto con la quale erano venuti dal carrozziere. Insomma, un lavoro lungo e complicato, che però permise agli investigatori di avere un quadro probatorio in grado di portare gli imputati fin davanti al giudice. Prossima udienza il 22 maggio.