I due giovani accanto all’ambulanza sono Federico Urso e Giulia Luzzoli
I due giovani accanto all’ambulanza sono Federico Urso e Giulia Luzzoli

Massa, 23 marzo 2020 - In questi giorni dove siamo tutti in casa col terrore di questo nemico invisibile, c’è chi, anche se giovane, continua nel suo lavoro al servizio della comunità: sono i volontari del 118. Così ne abbiamo contattati 2, di 19 anni entrambi, che in questi giorni al posto di essere studenti hanno messo la tuta da eroi: sono Giulia Luzzoli e Federico Urso. Questi 2 ragazzi sono tra i più giovani della Croce Rossa di Massa, e Urso è in assoluto il più giovane delle ambulanze Covid, quelle che trattano i pazienti positivi al coronavirus. Li abbiamo intervistati in un momento di riposo.
Avete paura?
Urso: "Paura sì, soprattutto sulle ambulanze Covid, perché sai che stai trasportando un paziente portatore del virus, e anche se sei coperto e protetto sai che potresti contagiare i tuoi cari. Noi abbiamo le protezioni necessarie, ma quando ti approcci al paziente all’inizio la tensione sale, poi la testa da “operativo“ ti calma: sai quello che devi fare e come lo devi fare. Hai sempre però la sensazione che il virus sia lì, ad un passo da te".
Luzzoli: "Sarei incosciente a dire il contrario. Vai a prendere persone che non sai cosa abbiano, ti affidi alle descrizioni dei parenti. Poi c’è tensione perché arrivano sempre nuovi protocolli. Ma siamo un gruppo unito, e lo affrontiamo assieme".
Come vivete la situazione?
"Come un’emergenza nazionale, perché è quello che è, ed ogni volta che usciamo siamo all’erta: ogni movimento, cosa tocchiamo, siamo sempre precisi. Le squadre del 118 sono sull’attenti perché ogni chiamata è un possibile positivo. Adottiamo misure di "sospetto", cerchiamo di prevenire sempre tutto ed anche i contatti tra di noi sono ridotti".
Cosa succede quando vi chiamano per un contagiato?
Urso: "Quando arriva la chiamata per Covid prima di tutto ci dicono se dobbiamo adottare misure. Sospetto quando non si sa se il paziente sia infetto o no, attenzione quando si conosce la sua positività, e le misure di sicurezza sono più alte. Arrivati sul posto facciamo indossare maschera e guanti al paziente, prendiamo i dati vitali a distanza, cerchiamo di tranquillizzarlo e lo facciamo accomodare in ambulanza, somministrando ossigeno se necessario, tenendo conto del fatto che quando si somministra ossigeno l’infettività aumenta. Poi andiamo al centro militare della Croce Rossa (Codam), dove abbiamo una tenda di decontaminazione e prodotti per la decontaminazione. Puliamo tutto stando attenti e ci svestiamo dalle tute di sicurezza".
Perché fare il volontario a 20 anni e con il coronavirus?
"All’inizio era per acquisire esperienza in ambiente medico, che è quello che vogliamo fare nella vita ed ora anche per aiutare le persone nel momento in cui ne hanno bisogno, quandosolo noi possiamo aiutare. Vedi morte e dolore e sai che tu puoi intervenire, il senso di responsabilità ti riempie il cuore. Poi lavorare affianco di medici e infermieri è un’esperienza unica. Ora non ne possiamo fare più meno, nonostante il rischio".
La tua famiglia cosa ne pensa?
Urso: "E’ contraria perché hanno paura per me, e perché potrei passare il virusa loro. In realtà però è più forte la consapevolezza che in un momento del genere io stia facendo collettività. Di questo sono orgogliosi".
Luzzoli : "Siamo 2 volontari, io e mio babbo. Sono tutti orgogliosi di quello che facciamo anche se sono preoccupatissimi, come penso sia per le famiglie di ogni volontario. Ma se non lo facciamo noi, chi lo farà?".
Fate un appello ai giovani...
"State a casa se non per i casi permessi, e se uscite prestate la massima attenzione per proteggere non solo voi stessi, ma gli altri. E’ una cosa fondamentale per immunodepressi, anziani e persone con patologie. Fatelo perché solo così ne usciremo nel tempo minore possibile: il rischio altrimenti è che questa pandemia abbia effetti ancora più devastanti di quelli che ha avuto finora".
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