Conti in tasca alle imprese: "Metà guadagno in tasse"

Confartigianato rilancia sull’analisi fornita dell’ufficio studi Cgia di Mestre. "Nel 2023 i contribuenti hanno subito una pressione fiscale del 47,4 per cento"

L’analisi di Confartigianato che riguarda gli imprenditori e le tasse
L’analisi di Confartigianato che riguarda gli imprenditori e le tasse

Massa-Carrara, 29 gennaio 2024 – “Su 2 euro guadagnati da un imprenditore autonomo o libero professionista, 1 se ne va in tasse. La pressione fiscale, sui contribuenti onesti, è in media quasi al 50% e i dati del Ministero dell’economia e della finanza sull’evasione ci paiono inattendibili". Non le manda a dire la Confartigianato di Massa Carrara e Lunigiana che rilancia l’analisi fornita dall’Ufficio Studi della Cgia di Mestre.

"Nel 2023 i contribuenti italiani fedeli al fisco hanno subìto una pressione fiscale reale del 47,4%: quasi 5 punti in più rispetto al dato ufficiale, che l’anno scorso si è attestato al 42,5%. Un incremento che pensa in maniera gravosa sulle tasche di tutti gli autonomi, incidendo in maniera negativa sulla qualità della loro vita per chi non può usufruire di ferie, riposi, congedi e altri strumenti che invece appartengono al lavoro subordinato".

Una situazione gravosa che non può essere alleviata dalla minima diminuzione della pressione fiscale: "Si parla di 0,2% nel 2023, grazie alla rimodulazione delle aliquote e degli scaglioni dell’Irpef e al modesto aumento del Pil. Così dovrebbe anche essere nel 2024. Ma a fronte di ciò, è aumentato tutto il resto, compresa la tassazione indiretta: bollette, Tari, ticket sanitari, pedaggi autostradali, servizi postali, trasporti, creando un effetto distorsivo. Così nessuno si è accorto della pressione fiscale in discesa, dato che il potere di acquisto si è invece ridotto" prosegue la Confartigianato apuana che utilizzando lo studio della Cgia di Mestre mette in guardia sulla pressione fiscale ‘reale’.

Sono ritenute del tutto inattendibili le stime sull’evasione degli autonomi da parte del Mef: "L’analisi del Ministero non include il divario riconducibile agli autonomi esclusi dal pagamento dell’Irap. Vale a dire quelli che hanno scelto il regime fiscale dei ‘minimi’, una buona parte delle imprese agricole, i professionisti privi di autonoma organizzazione e il settore dei servizi domestici. Complessivamente stiamo parlando di ben oltre la metà dei lavoratori indipendenti presente nel nostro Paese (circa 2,5 milioni). Ebbene, se fosse considerata anche l’evasione di questi ultimi, che picco toccherebbe l’evasione del cosiddetto popolo delle partite Iva?".