Massa Carrara, 6 settembre 2018 - Andare al lavoro era praticamente un optional per ventinove dipendenti pubblici della Provincia e del Genio Civile di Massa Carrara. Gli impiegati si assentavano dall'ufficio senza giustificazione, spesso più volte nell'arco della stessa giornata, per svolgere le più disparate attività come andare a fare la spesa, passare dalla chiesa per una veloce messa, oppure accompagnare i figli da amici. Non mancavano lunghe soste al bar e al ristorante. Immancabile per altri un'oretta in palestra. E poi c'era chi se ne andava dall'ufficio, sempre senza passare il badge, per lavorare nelle attività commerciali di famiglia. Il tutto avveniva senza alcun timore di essere notati dai colleghi.

I NOMI DEGLI ARRESTATI: ECCO CHI SONO

PER I DIPENDENTI DELLA REGIONE SCATTERA' IL LICENZIAMENTO

Dovevano essere al lavoro e invece lasciavano indisturbati l'ufficio per dedicarsi alle loro faccende private (il video):

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Così dopo due anni di indagini, iniziate nel 2016, all'alba di oggi i carabinieri del comando provinciale di Massa Carrara, coordinati dalla Procura della Repubblica di Massa, hanno eseguito un blitz che ha portato all'arresto di 26 persone (tutte ai domiciliari), per altri tre dipendenti, come misura cautelare, è scattato il divieto di dimora. In tutto 70 gli indagati.

L'operazione ha visto impiegati 110 militari e ha portato anche a una serie di perquisizioni a Massa, a Carrara, Montignoso, Sarzana, Viareggio e Pisa. Tra gli arrestati figurano anche il comandante della polizia provinciale, l'autista del presidente della Provincia, un messo notificatore dello stesso ente. I funzionari del Genio civile finiti nel mirino degli inquirenti sono impiegati nei settori bonifiche e autorizzazioni rifiuti, Genio civile Toscana Nord, sismica, servizi pubblici locali, energia e inquinamento, servizi direzionali organizzazione e sviluppo risorse umane, autorizzazioni ambientali.

Nel corso delle indagini, iniziate nel 2016, i carabinieri hanno monitorato i presunti assenteisti fino al maggio scorso. L'attività investigativa svolta ha infatti messo in luce l'esistenza di una lunga, consolidata e diffusa prassi di assenteismo ingiustificato realizzato attraverso un sistematico ed ingegnoso aggiramento delle regole che disciplinano il rapporto di pubblico impiego. In particolare, spiegano gli inquirenti, gli artifici per assentarsi dal luogo di lavoro erano timbrature omesse, simulate, effettuate in luoghi non autorizzati o tramite familiari o colleghi compiacenti e false certificazioni.

All'emissione delle ordinanze richieste dal procuratore capo di Massa, Aldo Giubilaro, e dal pm Roberta Moramarco, concesse dal gip Alessandro Trinci, si è giunti poiché nell'arco temporale andante dal mese di ottobre 2016 al mese di maggio 2018, sono stati accertati complessivamente 4.900 episodi di assenteismo da parte di dipendenti pubblici che hanno, con il loro comportamento, sottratto 2600 ore di lavoro alla pubblica amministrazione, cagionando un esorbitante danno erariale nonché disservizi ai cittadini e nocumento al corretto andamento e buon funzionamento della pubblica amministrazione. Secondo gli inquirenti, gli indagati avrebbero manifestato uno spiccato senso di impunità tanto che, nonostante i chiari segni di una inchiesta penale in corso, "dopo una iniziale limitazione o interruzione dell'attività delittuosa, hanno ripreso con regolarità le loro condotte decettive e truffaldine nei confronti dell'Ente di riferimento".