
Il memoir "Codice Canalini" di Giulio Milani racconta l'eredità di Massimo Canalini nell'editoria indipendente italiana, con uno stile elegiaco-irriverente.
‘Codice Canalini. Cronache dagli anni 90’ è il memoir irriverente di Giulio Milani (nella foto), editore e talent scout che vive e lavora da 20 anni a Massa. Il libro rappresenta un bilancio intimo e appassionato dell’esperienza di Milani con il suo mentore e maestro Massimo Canalini, figura leggendaria dell’editoria indipendente italiana e fondatore della casa editrice Transeuropa, scomparso lo scorso 15 settembre. ‘Codice Canalini’ sarà presentato in anteprima nazionale oggi alle 18 al Bar Ecuador. Un appuntamento per scoprire da una prospettiva critica ma affettuosa il mondo dell’editoria in un volume ricco di storia, spunti e aneddoti spassosi.
Milani, com’è nato questo libro?
"Scomparso Massimo, ho sentito la necessità di cavalcare l’onda di questa forte emozione, rimettendo insieme una serie di materiali che avevo raccolto nel tempo e di esperienze vissute con lui che avevo sedimentate dentro di me. E’ stata come una sorta di seduta di autoanalisi, perché racconto il mio rapporto con lui, un genio letterario, ma abitato dai suoi ‘demoni’. Ho trovato subito la voce giusta con cui raccontare questa storia, uno stile che ho definito elegiaco-irriverente: elegiaco perché racconta un’epoca che non c’è più e irriverente perché Massimo era così, oltre che per i contenuti che sono contraddistinti da una vena polemica nei confronti del sistema editoriale attuale, trainato dalla commerciabilità alle spese della ricerca letteraria, dell’osare e dell’innovazione che era ciò che facevamo con Massimo".
Com’era Canalini dietro le quinte?
"Un editore di ricerca che aveva avuto un grande successo. Era estremamente selettivo nel suo ruolo di talent scout. Si curava dei suoi autori con consigli sulle letture e sulla scrittura. Diceva sempre: ‘Raccontate quello che fate e ciò che siete, non inventate’".