Ad indagare è stata la polizia (foto di repertorio)
Ad indagare è stata la polizia (foto di repertorio)

Massa, 17 novembre 2017 - PIANGEVA sempre in classe, senza motivo. Fino a quando ha avuto il coraggio di confidarsi con le sue insegnanti: a fatica ha raccontato l’orrore vissuto fra le mura domestiche fra le grinfie di un padre che ha più volte abusato di lei. Una brutta storia di violenze su una ragazzina di soli 13 anno (all’epoca dei fatti) chiusa con la condanna del padre-orco a 8 anni e mezzo di carcere, uno e mezzo in meno di quelli richiesto dal pubblico ministero Roberta Moramarco. Per il collegio (presidente Sara Farini, a latere Elisabetta Congiusta e Alice Serra) non c’erano dubbi sulle responsabilità dell’uomo, un 50enne attualmente disoccupato; per lui una condanna pesante accolta con soddisfazione dalla parte civile difesa dall’avvocato Lara Balderi.

Vicenda come detto nata in un contesto apparentemente normale di una famiglia straniera residente da molti anni nella nostra provincia. E quando sono iniziate le violenze la ragazzina non ha avuto il coraggio di raccontare alla mamma quanto era accaduto con esattezza: solo mezze parole senza mai entrare nello specifico. Lo ha fatto solo a distanza di molti mesi alle insegnanti allarmate dai suoi continui pianti in classe, da quel velo di tristezza sempre calato sul viso. Una volta saputo cosa era successo dalla scuola è poi partita una segnalazione alla polizia (nella foto d’archivio), le successive indagini hanno portato ad una denuncia a piede libero nei confronti dell’uomo di lì a poco allontanato dalla famiglia a tutela della figlia. Il compito più difficile e delicato per gli inquirenti è stato ascoltare il racconto della ragazzina, sentita una prima volta in procura (con il supporto di una psicologa) quindi nell’incidente probatorio in tribunale dove faticosamente è riuscita a raccontare quanto accadeva fra le mura di casa, gli abusi del padre, i silenzi, l’orrore di vivere fianco a fianco con chi le aveva rubato l’innocenza.

Difficile dimenticare quanto accaduto, ferite indelebili nell’animo di una adolescente. Non c’è stato bisogno di farla deporre nel corso del processo dove invece sono state chiamate a testimoniare le insegnanti con cui la 13enne si era confidata: ai giudici hanno raccontato il contenuto delle confidenze fatte da quell’alunna sempre così triste e infelice, che nascondeva un segreto più grande di lei. Dieci anni di carcere la richiesta del pubblico ministero, la difesa ha chiesto l’assoluzione (l’imputato non ha mai parlato in aula): per il padre-orco è arrivata una condanna a 8 anni e mezzo che, se confermata fino alla Cassazione, gli spalancherà le porte del carcere.