Aulla, studenti chiamati a 'confutare' il 25 aprile. La preside: "Avete frainteso"

La preside Silvia Arrighi: "Pratichiamo la metodologia didattica del Debate e i topici sono provocatori". La prof Manuela Schiasselloni: "L'intenzione è non privilegiare una delle due posizioni in modo aprioristico"

Aula di scuola (immagine di repertorio, foto Ansa)

Aula di scuola (immagine di repertorio, foto Ansa).

Aulla (Massa-Carrara), 22 aprile 2023 - Da Aulla monta (suo malgrado) la polemica sul 25 aprile. Dai banchi di scuola, quello che doveva essere un 'esercizio' per studenti, ha richiamato l'attenzione e acceso il dibattito. I fatti: tutte le classi del liceo scientifico statale "Leonardo da Vinci" di Villafranca in Lunigiana e del liceo classico "Leopardi" di Aulla sono stati chiamati a sfidarsi sulla festività della Liberazione.

Un po' come nell'antica Grecia facevano i sofisti, che erano in grado di mettere in luce tutta l'ambiguità dei fatti, e con la potenza della parola riuscivano a dimostrare convincente tanto la 'verità' di una posizione che il suo contrario. Solo che questa volta, come oggetto del dibattito, è stato scelto un argomento che non può essere divisivo, essendo la Liberazione un momento che ha riportato la luce, dopo la guerra e la dittatura, sull'Italia intera. Il titolo del dibattito era: "Noi riteniamo che non sia più opportuno che il 25 aprile venga celebrato come festività nazionale". Gli studenti sono stati dunque chiamati a sfidarsi a vicenda, divisi e 'contrapposti' in due squadre e 'classi' di pensiero.

Ma la dirigente non ci sta ad essere messa sotto accusa e su Facebook chiarisce le sue intenzioni. "Si tratta di un grosso fraintendimento - scrive la preside Silvia Arrighi -. Nella mia scuola si pratica la metodologia didattica del Debate per cui si pone un argomento detto topico, spesso spinoso su cui due squadre di alunni si scontrano, cercando di confutare l’una gli argomenti dell’altra. È una struttura dettagliatamente regolamentata con giudici esterni alle due squadre. Pratichiamo questo metodo proprio per educare i ragazzi al confronto democratico, proprio in un’ottica opposta al totalitarismo del fascismo. Qualcuno ha postato questa circolare decontestualizzandola totalmente. I topici del Debate sono spesso provocatori, come dire “perché non possiamo più dire che la terra non è piatta”. Ho spiegato dove ho potuto…". "Su questa vicenda - scrive la professoressa Manuela Schiasselloni - parlerò a lungo con i miei ragazzi, per far loro capire l'importanza della manipolazione delle parole nella società dell'informazione. Di come si possa travisare completamente e pretestuosamente un intento onorevole, semplicemente perché si ignora ciò di cui si sta parlando. Vorrei spiegare in breve in che cosa consista il debate. Due squadre – una pro e una contro – discutono su un topico dato (l’argomento in questione), esponendo il loro punto di vista e argomentandolo, in un tempo assegnato ad ognuno e regolamentato da una commissione giudicante. Poi controbattono alla tesi opposta, attaccando i punti di debolezza della posizione avversaria, ponendo domande agli avversari e sottolineando la debolezza della posizione altrui. E viceversa. Infine si passa ad una sintesi - una specie di “arringa finale” - che ciascuna squadra espone brevemente a chiosa del dibattito. Le finalità del dibattito all’interno di una scuola possono essere molteplici. Abituare gli studenti all’argomentazione, consentire loro di vincere la propria ritrosia parlando in pubblico, lavorare in e per un gruppo, imparare ad ascoltare gli altri in modo costruttivo e senza beceri intenti polemici. E approfondire il tema proposto, che deve essere analizzato da ciascuno da due punti di vista opposti per consentire alla squadra di evidenziare le fallacie altrui e per esprimere al meglio la propria posizione". 

"In questi lunghi anni di pratica del dibattito, sia in lingua italiana che inglese – durante i quali abbiamo affrontato i temi più disparati - sottolinea la professoressa - dal cibo spazzatura ai referendum, cioè questioni differentemente fondanti la costruzione dell’individuo – i topici sono stati formulati in modo talvolta neutro, talvolta “urticante”. In quest’ultimo caso l’intenzione era, appunto, quella di non privilegiare una delle due posizioni in modo aprioristico. Oppure, come nel caso della data del 25 aprile, sono posti in modo tale che sembri che qualcuno chieda l’abrogazione di una legge o di una festività civile. Sul valore e sul significato del 25 aprile non ci sono dubbi, almeno da parte nostra. E chi fomenta polemiche sterili e pretestuose sulla questione, per risibili personalismi che nulla hanno a che fare con una interessante e utile pratica didattica, non ha alcuna idea di che cosa sia un dibattito". Il 27 aprile gli studenti dei due licei della Lunigiana nella sala consiliare del Comune parteciperanno al dibattito organizzato dalle giunte di centrodestra. Maurizio Costanzo