Figli della lupa, balilla e giovani italiane. Sono i protagonisti della mostra "I giovani sotto il fascismo. Il progetto educativo di un dittatore" presentata ieri a Villa Bertelli e allestita fino al 6 giugno (al momento virtuale, in attesa di nuove disposizioni governative). Ma mentre gli organizzatori parlano di "rigoroso percorso storico e scientifico", il Prc grida all’"ennesimo episodio di revisionismo storico". Le foto d’epoca ripercorrono l’influenza sulle giovani menti e il sistematico indottrinamento di bambini e ragazzi nel...

Figli della lupa, balilla e giovani italiane. Sono i protagonisti della mostra "I giovani sotto il fascismo. Il progetto educativo di un dittatore" presentata ieri a Villa Bertelli e allestita fino al 6 giugno (al momento virtuale, in attesa di nuove disposizioni governative). Ma mentre gli organizzatori parlano di "rigoroso percorso storico e scientifico", il Prc grida all’"ennesimo episodio di revisionismo storico". Le foto d’epoca ripercorrono l’influenza sulle giovani menti e il sistematico indottrinamento di bambini e ragazzi nel Ventennio. L’esposizione – curata dai professori Roberto Chiarini ed Elena Pala dell’Università di Milano – stimola una riflessione su come il regime abbia riversato le sue energie sulla generazione nata nel Ventennio, immergendola in una realtà di simboli, riti, pratiche educative e ricreative, volte alla sottomissione e al modellamento della coscienza e con parole e documenti rivela il monumentale progetto educativo. "Sarà l’occasione – dice il presidente di Villa Bertelli Ermindo Tucci (foto) – per comprendere un periodo lungo, controverso e tragico che ha coinvolto l’allora generazione del futuro e permetterà di capire come la dittatura riesca a manipolare le menti. Un messaggio chiaro anche nella realtà dei nostri giorni". "Sono passati 75 anni dalla caduta del fascismo – scrive la professoressa Pala – eppure non si è ancora sedimentata nel Paese una memoria del Ventennio, impossibile da condividere, ma neppure depurata dalle passioni politiche. Sul fascismo si è svicolato con la sua demonizzazione o con la sua rimozione. Ma la storia fa capolino e imbarazza. Capita che curiosando tra gli scatoloni o sfogliando carte ingiallite di famiglia, scopriamo fotografie di padri e nonni in orbace o lettere di familiari osannanti il duce. Scatta allora la sollecitazione della conoscenza. L’intento della mostra è stimolare curiosità illuminata e riflessione critica".

Sulle barricate Andrea Moriconi e Dalia Palmerini dei Giovani Comunistie Versilia: "Non ci prendiamo in giro, è un chiaro tentativo di revisionismo storico". "La mostra – sostengono – è organizzata dal Centro Studi sulla Repubblica Sociale Italiana e basta guardare il loro sito web per scoprire che la retorica è della riconciliazione nazionale, dell’uguaglianza tra vincitori e vinti. Vicende di questo tipo non vanno prese con leggerezza: il problema non è l’esposizione che presenta la vita dei ragazzi sotto il regime, ma quel processo di riqualificazione del ventennio nell’opinione pubblica. La narrazione revisionista si presenta ormai in abiti civili in tutte le istituzioni politiche e sociali ed è compito dei giovani difendere la memoria e la verità storica da chi vuole riabilitare un periodo di oppressione".

Francesca Navari