L'incidente mortale alla Luminara
L'incidente mortale alla Luminara

Lucca, 23 maggio 2018 - «Uno stato di degrado complessivo della struttura prodotto da saldature viziate da difetti evidenti». E’ racchiusa in queste poche parole dei tre consulenti tecnici della Procura la chiave della tragedia che il 1 settembre scorso costò la vita ad Eugenio Viviani e Antonio Pellegrini, i due operai di 54 e 61 anni morti nell’improvviso schianto del braccio meccanico della loro gru, mentre montavano gli arredi della Luminara in via Veneto.

Un’inchiesta che vede 14 indagati per omicidio colposo. In sostanza secondo i periti vi fu un «cedimento per fatica» del metallo, con «innesco localizzato in corrispondenza di una saldatura non strutturale posta in opera per il montaggio sul braccio di alcune staffe che reggono le canaline passacavi». Un problema all’origine, dunque, dovuto a saldature non a norma operate sul macchinario, i cui metalli avrebbero alterato e indebolito l’acciaio. 
 
I tre consulenti tecnici, il professor Renzo Capitani, il professor Constantino Balboni e l’ingegner Fabrizio D’Errico, hanno infatti consegnato al procuratore Pietro Suchan e ai pm Elena Leone e Aldo Ingangi una prima sintetica relazione che anticipa i contenuti principali degli accertamenti tecnici irripetibili eseguiti sul braccio meccanico della piattaforma aerea da 28 metri ‘Oil & Steel’ spezzatosi in due quel maledetto pomeriggio.

Secondo gli esperti, l’esame delle superfici di frattura ha potuto evidenziare «con assoluta certezza sia il meccanismo di cedimento occorso, sia la sua origine».

«La cricca di fatica – scrivono – è avanzata passante attraverso lo spessore del tubolare costituente la struttura del braccio con una regione di innesco molto limitata in corrispondenza di un angolo dello scatolato stesso ove si trova il piede di saldatura di una delle staffe a cui è fissata la canalina sopracitata. Questo cordone di saldatura, pur non avendo funzione strutturale è viziato da evidenti difetti che hanno prodotto lo stato di fatto di indebolimento localizzato del materiale dal quale si è originata nel tempo la cricca di fatica». 
 
Ma c'è di più: il rischio che altri macchinari possano avere lo stesso difetto. «Sono state inoltre individuate – scrivono infatti i tre consulenti – almeno altre due cricche passanti sempre localizzate ai piedi di due saldature, questa volta di tipo strutturale. Tali non conformità riscontrate nelle saldature sono tali da indebolire il materiale nella zona al piede della saldatura, ove potrebbero localizzarsi inneschi di cricche di fatica e potrebbero essere presenti anche in altri esemplari realizzati con lo stesso processo produttivo». 
 
E proprio un’analisi tecnica mirata, nei giorni successivi alla tragedia, aveva spinto la «Cooperativa Agricola Morelli» a sospendere subito l’utilizzo della seconda piattaforma aerea ‘Oil & Steel’, quella da 35 metri. In seguito i periti hanno riscontrato pericolose cricche analoghe sul metallo. Adesso si attende la relazione completa, ma queste anticipazioni sono già clamorose.

C’è anche un dramma del lavoro dietro la tragedia costata la vita ai due sfortunati operai a settembre. Dal 31 dicembre scorso la Cooperativa Agricola Morelli, che non è riuscita più a rialzarsi, ha infatti chiuso i battenti ed è in liquidazione. Una dozzina gli operai che hanno perso il lavoro e che non hanno peraltro riscosso né gli ultimi mesi di stipendio, né il tfr spettante. 
 
Ognuno a quel punto si è arrangiato come ha potuto, cercando un’occupazione alternativa. Ma alla grande commozione iniziale e al grande abbraccio collettivo di istituzioni e amministratori non sembra aver fatto seguito alcun particolare gesto concreto nei confronti di chi aveva già perso all’improvviso due amici e colleghi e si è poi ritrovato anche senza un lavoro.
 
Un piccolo conforto in questa allucinante vicenda, a questo punto, è la sostanziale estraneità della cooperativa e delle due vittime ad eventuali responsabilità. Il quadro che sta emergendo sembra infatti delineare problematiche a monte, prima dell’acquisto del macchinario avvenuto nel 2009. E gli elementi critici scoperti nelle perizie tecniche disposte dalla Procura non erano evidenziabili in fase di semplice manutenzione. Al momento comunque restano 14 gli indagati, molti come atto dovuto. Si tratta di Giuseppe «Pino» Ranieri, legale rappresentante della «Cooperativa Agricola Morelli» e il consulente per la sicurezza Vitantonio Strifezza di Prato; poi Marco Milesi di Milano, Fosco Celi di Rimini e Paolo Balugani di Modena, rispettivamente amministratore delegato, presidente e direttore tecnico della «Oil & Steel» nel 2009 quando fu acquistata la gru. Indagati anche i fornitori dei materiali e chi si è occupato della manutenzione a vari livelli, da Francesco Corrado di Imola, Daniele Pinardi di Gazzuolo (Mantova), Giuliano Picchi di Anzola nell’Emilia, Sergio Rossi di Forlì, Silvano Nannetti di Castrocaro Terme; Fabio Filippi di Rimini, Giancarlo Benedetti, Romeo Marzoli e Giancarlo Biolchini tutti di Pavullo nel Frignano, fornitori dei materiali.