Lucca, 7 agosto 2016 - Ora dopo ora si completa meglio il quadro dell’atroce agguato che è costato la vita a Vania Vannucchi. La Squadra mobile sta ricostruendo punto per punto i movimenti di Pasquale Russo, soprattutto nelle frenetiche ore che hanno preceduto il suo gesto assurdo. E si delinea uno scenario che fa propendere sempre più per un omicidio premeditato.

La convinzione degli inquirenti è che a far scattare la furia omicida del 46enne di Segromigno in Monte siano stati tre fattori sostanziali: il ripetuto rifiuto espresso da Vania rispetto alle sue avance, la gelosia verso altri uomini che lei conosceva e infine anche il timore che lei finisse davvero per denunciarlo dopo l’ultimo clamoroso blitz notturno in casa sua a San Marco.

Secondo quanto ricostruito finora, infatti, Vania utilizza il proprio cellulare in chat fino verso alle 4 della notte tra lunedì e martedì. Poi lo ripone sul comodino accanto al letto. Ma alle 8.30, al risveglio, scopre che è sparito. Chiede al figlio di chiamarla per provare a rintracciare l’apparecchio. Niente. Pensa subito a un blitz di Pasquale, che già a maggio le era entrato in casa furtivamente. Gli orari coincidono. Pasquale Russo quella mattina entra in anticipo al lavoro, alle 6.30. Lì a due passi da casa di Vania, dietro il Campo di Marte. Lei lo cerca e i due si incontrano al San Luca alle 9. Lei è furiosa. Lui nel frattempo è fuori di sé dalla gelosia, dopo aver setacciato il telefonino in cerca di messaggi, chat e foto. Non vuole restituirglielo. Vania allora gli dice che andrà a presentare denuncia ai carabinieri, cosa che fa, pur senza riferire i suoi sospetti su Pasquale.

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Lui nel frattempo, alle 12.18, riempie una tanica di benzina al distributore in viale Castracani, la mette nel bauletto dello scooter e poi va ad aspettarla sotto casa. Si sentono di nuovo alle 12.30 e lei accetta di incontrarlo vicino ai magazzini del Campo di Marte solo perché lui le dice di essere disposto a restiruire il cellulare.

Poco prima delle 13 si incontrano in quel luogo appartato e litigano di nuovo. Poi lui si allontana, prende la tanica e torna da lei. Lancia alcuni litri di benzina su Vania dal lato guida, mentre lei è seduta in auto. Il carburante impregna anche il sedile del passeggero, ma il fuoco non tocca nulla della Fiat 500 L. Un elemento importante. Dimostra che Pasquale innesca il rogo mortale solo quando Vania esce dall’auto sconvolta. Lui usa un accendino e il ritorno di fiamma gli brucia il braccio destro. Lei corre via urlando, una torcia umana. Lui con freddezza prende la tanica, sale in scooter e torna a casa a crearsi un alibi.

"E’ stato Pasquale..." dice Vania ai soccorritori. I poliziotti accorrono subito. Leggono sul cellulare della poveretta un vecchio sms di maggio a un’amica: "Pasquale stanotte mi è entrato in casa...". Una pista. Pochi istanti per far saltare fuori il cognome e l’indirizzo da qualche collega nei paraggi. Quindici minuti dopo l’aggressione, la polizia bussa alla porta di casa sua. "Che volete da me? Non c’entro nulla". Se questo è un uomo...