Polizia
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Lucca, 23 febbraio 2018 - Dieci anni e mezzo di reclusione allo zio pedofilo e otto anni alla madre per concorso in violenza sessuale aggravata e maltrattamenti in famiglia. Queste le pesanti condanne inflitte ieri dai giudici del tribunale collegiale ai familiari di due bambine che risiedevano nella Piana e che all’epoca dei fatti, tra il 2011 e il 2013, avevano appena 4 e 7 anni. I giudici Marino, Dal Torrione e Scarabotti hanno anche tolto la patria potestà alla donna e condannato entrambi a risarcire 50mila euro a testa alle bimbe, altri 20mila al padre, 8mila alla nonna paterna e 15mila a un’ispettrice di polizia. Nel frattempo davanti al gup Pezzuti è stata condannata (con una semplice multa di 100 euro) un’assistente sociale che aveva ritardato di segnalare gli abusi alle autorità competenti.
 
La torbida e agghiacciante vicenda risale agli anni 2011/13 e raccontarla mettere i brividi. Sistematici abusi sessuali commessi dallo zio con la complicità della sorella, madre 28enne delle piccole, che le aveva in affidamento dopo la separazione dal marito. Lo zio orco, che aveva sui 25 anni, utilizzava persino una pistola ad aria compressa per sparare pallini di plastica addosso alle bimbe, forse per intimidirle e costringerle al silenzio. Una vera casa degli orrori. All’epoca, nell’agosto 2013, la polizia - su disposizione del gip e su richiesta del pm Sara Polino - eseguì due misure cautelari di divieto di avvicinamento alle persone offese e le bimbe vennero affidate al padre. Gli abusi erano incredibilmente emersi con quasi due anni di ritardo. Una bambina si era confidata con la maestra, che aveva a sua volta avvisato un’assistente sociale, ma la cosa non aveva avuto seguito. 
 
Le indagini condotte dalla Squadra Mobile erano scattate solo dopo la denuncia presentata dal padre separato, allertato dalla nonna paterna delle piccole, che aveva notato alcune lesioni sulle bimbe. Dopo serrati approfondimenti investigativi, supportati da accertamenti sanitari, era emerso che lo zio abusava delle nipotine con la colpevole complicità della madre, che fingeva di non sapere nulla. I due, smascherati, si rivoltarono accusando e persino assalendo fisicamente l’ispettrice di polizia che indagava. Ora sono entrambi liberi. Una vicenda che lascia senza parole, maturata in un contesto di degrado umano che colpisce allo stomaco.

Paolo Pacini