REDAZIONE LUCCA

Lucca, una storia per immagini. Un milione e mezzo di foto per tutti

Nasce “Archivi in Rete”, la banca dati che rende accessibile il vastissimo patrimonio fotografico della città

La fase di ricerca e catalogazione delle immagini contenute in Archivi in Rete

La fase di ricerca e catalogazione delle immagini contenute in Archivi in Rete

Un milione e settecentomila fotografie che parlano di Lucca e della sua storia. Una imponente banca dati che renderà accessibile il patrimonio fotografico della nostra città. Il portale si chiama “Archivi in Rete” e sarà presentato giovedì in occasione di Lubec, nell’incontro dal titolo “Archivi in rete: un patrimonio fotografico per la comunità”.

Cuore pulsante dell’iniziativa, Imt Alti Studi che vede l’unità di ricerca Lynx (Center for the Interdisciplinary Analysis of Images, Contexts, Cultural Heritage) capofila di un progetto che ha tra i partner l’Archivio fotografico lucchese “Arnaldo Fazzi” del Comune di Lucca, Hyperborea Srl, l’associazione culturale Photolux e la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. Una finestra che si apre sul mondo delle immagini, un patrimonio vastissimo di scatti conservati negli archivi e all’interno degli enti della nostra città. Così da oggi, studiare e interrogare la storia di quelle immagini, costituirà un prezioso arricchimento per la vita culturale di Lucca.

Linda Bertelli, professoressa di estetica a Imt e responsabile scientifico del progetto, spiega: "Sono ben trentasei gli enti del territorio che hanno messo a disposizione i fondi fotografici da loro custoditi e adesso raccolti in una banca dati strutturata e costruita grazie ad un attento censimento delle collezioni, fruibile per mezzo del nuovo; ciò dimostra come la messa in rete di enti pubblici, privati e culturali attorno alla valorizzazione del patrimonio fotografico, possa offrire nuovi punti di vista sulla gestione e la fruizione del patrimonio".

Secondo Bertelli "l’uso di metodologie partecipative ha reso possibile un coinvolgimento attivo delle comunità, nell’ottica dell’accessibilità, aprendo a nuove possibilità di riflessione sulla memoria collettiva; ci piacerebbe – conclude - che il modello complessivo del progetto potesse essere replicato in altre iniziative simili". Importante il lavoro dei ricercatori che hanno condotto il lavoro, formati all’uso dei software e delle metodologie di ricerca, attraverso lezioni, workshop e raccolto testimonianze orali, contribuendo a creare un legame tra il patrimonio fotografico e la memoria locale. Inoltre sono stati realizzati percorsi educativi per le scuole, eventi pubblici e attività di coinvolgimento della comunità, stimolando la partecipazione attiva verso la memoria storica locale.

"Il progetto - dichiarano Fabrizio Gitto e Agnese Ghezzi, assegnisti di ricerca del progetto Archivi in Rete - ci ha concesso l’occasione irripetibile di accedere per lungo tempo a contesti di conservazione diversificati, a contatto diretto con oggetti fotografici di diverse tipologie, epoche e materiali. In questi due anni abbiamo consolidato le nostre competenze di analisi e descrizione archivistica e incentivato lo sviluppo del legame tra comunità e patrimonio fotografico tramite le iniziative pubbliche di valorizzazione". Interessati al progetto anche archivi diversi da quelli fotografici, ovverosia tutti quelli che negli anni hanno raccolto materiale fotografico, rappresentando così l’eterogeneità dei contesti produttivi e conservativi. "La presenza del fotografo Cortopassi non solo in Afl ma in moltissimi altri archivi ed enti – si legge in una nota di Imt – testimonia la sua attività diffusa come fotografo della città all’interno di contesti diversi".

Il progetto è stato realizzato grazie a un bando del Fondo per lo sviluppo e la coesione, nell’ambito di GiovaniSì della Regione.

Maurizio Guccione