Lucca, 10 giugno 2021 - «Ha scelto consapevolmente di giocare alla roulette russa. Nell’era dell’informazione, l’ignoranza è una scelta e si paga a caro prezzo". Ma anche: "Dovevi informati meglio prima di vaccinarti". E’ un piccolo assaggio del distillato d’odio che, in queste ore, alcuni utenti stanno versando sul nome e sul profilo Facebook di Irene Cervelli, l’impiegata 41enne residente a Lucca, colpita da un ictus venerdì scorso e ricoverata ora in coma all’ospedale di Cisanello.

La donna aveva ricevuto il vaccino AstraZeneca il 26 maggio scorso all’open day dell’Asl al Campo di Marte: un’opportunità colta per anticipare l’originario appuntamento con il Pfizer. La famiglia, temendo un nesso tra l’ictus e l’iniezione, ha dato mandato all’avvocato Giovanni Mandoli di presentare un esposto in Procura.

Il caso è stato anche segnalato dall’Asl all’Aifa. Ma intanto, a ferire, è la cattiveria senza appello di molti utenti Facebook: mentre la 41enne lotta per restare aggrappata alla vita, hanno scelto il suo profilo o quello di altri gruppi dove la notizia del suo ricovero è stata pubblicata, per dare il peggio. Il bestiario dà i brividi, per mancanza di empatia, sensibilità e rispetto per i familiari e il dolore che stanno vivendo. Ma anche per tutti gli italiani, al momento quasi 13 milioni e mezzo, che finora si sono vaccinati.

Ad esser preso di mira è stato il post pubblicato a marzo dalla donna che dava il suo appoggio alla campagna vaccinale. La sua colpa? Aver scritto in quel post: "Io mi fido della scienza". E così sotto, poche ore fa, mentre era inchiodata e sedata in ospedale, senza possibilità di difendersi c’è chi ha pensato bene di sfogarsi.

Come Federica che scrive: "Il vero problema è che le persone così quando si riprendono (e spero tanto si riprenda) dicono: “non è stato il vaccino è una fatalità“. E chiedono pure la seconda dose". Un utente sotto aggiunge: "Chi è causa del suo mal pianga se stesso". Giulia si limita a scrivere: "Ingenua".

Poi arriva Alessio, che se la ride con un tris di emoticon: "Daje Iré, non ce rimanere male". Gabry ha ancora meno pietà: "Col cervello che si ritrova tenterebbe anche la seconda volta. Questa gente è tutta spiantata". E avanti così con Emanuelle che rovescia odio anche su medici e case farmaceutiche: "Poveraccia non è manco lei il problema ma l’ingenuità e la facilità con cui si è fidata dei peggio criminali al mondo". Arriva anche Marco che ride : "Questa storia è bellissima ahahah".

I commenti sono decine. Fra questi, altrettanti di utenti che chiedono silenzio, rispetto e invitano alla preghiera. Ma Alessandro, sale in cattedra per una lezione: "Cara Irene si capisce subito che eri imbottigliata in un mondo di paura. Mi auguro che a curarti non sia la stessa scienza in cui credevi tanto".

Fissando la pozza di commenti vomitati sul profilo della 41enne, viene il dubbio che a fallire, non sia stata la scienza. Ma un intero sistema che avrebbe dovuto educare e istruire, almeno al rispetto, Alessandro, Giulia, Marco e gli altri figli della stessa generazione. In grado di offendere una donna in coma e pronunciare il suo nome. Senza battere ciglio.