Pasquale Rotonda, titolare del  Centro Diffusione Calzature Lino srl di Altopascio
Pasquale Rotonda, titolare del Centro Diffusione Calzature Lino srl di Altopascio

Lucca, 19 ottobre 2019 - Falsi corrieri caricano e si portano via trenta colli di calzature da donna, marchio Onakò, uno dei più ricercati e alla moda, per un valore commerciale di circa 40 mila euro. E’ accaduto mercoledì scorso, ma i titolari se ne sono accorti il giorno dopo, al Centro Diffusione Calzature Lino srl, in via Pertini, nella nuova zona industriale di Altopascio, nei pressi della provinciale Galeotta. Un’attività nata 36 anni fa e che dal 2001 si è trasferita da via Firenze. Oltre alla sede c’è anche l’ingrosso.
I malviventi sapevano orari e giorni in cui i veri spedizionieri sarebbero arrivati e la merce da ritirare. Un danno notevole, un furto tecnicamente, con la presenza però del raggiro. I due individui, infatti, sono arrivati con la divisa di una nota azienda toscana del settore consegne.

«L’amarezza è notevole – spiega il titolare dell’attività produttiva, Pasquale Rotonda, – perché li abbiamo anche aiutati a caricare gli scatoloni. A pensarci la rabbia aumenta. Abbiamo deciso di chiamare la stampa e di divulgare quanto accaduto perché vorremmo mettere in allerta tutte le impese dell’area e non solo, di prestare la massima attenzione. Ci hanno fregato, ma vogliamo che gli altri stiano in campana e che questi farabutti abbiano terra bruciata attorno, nella speranza che le forze dell’ordine possano acciuffarli. La storia è chiara. Sono arrivati in due. Un pizzico di sospetto magari questo doveva crearlo, in quanto di solito i corrieri viaggiano da soli. Il furgone era senza scritte. Addosso, invece, avevano il logo e la ragione sociale di una notissima ditta che opera in tutta la Toscana e che, appunto, è anche tra i nostri vettori nel trasporto dei vari articoli ai dettaglianti. La sorte ha voluto che inizialmente fossero 70 i colli da mandare via, ma all’ultimo istante abbiamo deciso per la metà. Altrimenti il danno sarebbe stato il doppio».

«Questi sono arrivati – prosegue l’imprenditore, – sapendo della spedizione e come se nulla fosse hanno cominciato a caricare, aiutati, come facciamo sempre, dai nostri magazzinieri. Con il senno di poi potevamo controllarli, ma i documenti avrebbero potuto essere falsi, così come il mezzo rubato. D’ora in poi chiameremo la ditta per cui affermano di lavorare, per una verifica in tempo reale. E’ l’unica difesa che abbiamo. In 36 anni un episodio del genere non ci era mai accaduto. C’è anche il cancello automatico per l’accesso allo stabilimento che gestiamo noi, avessimo avuto un dubbio, li avremmo bloccati». Sul caso indagano i carabinieri. Non ci sono telecamere in zona. Mesi fa un colpo simile avvenne in un calzaturificio di Segromigno.

Massimo Stefanini
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