L'ex comandante della polizia municipale Stefano Carmignani

Lucca, 17 aprile 2018 - L'ex comandante della Polizia municipale di Lucca, Stefano Carmignani, è stato condannato dal gup Antonia Aracri a 2 anni e 4 mesi di reclusione, più l’interdizione temporanea dai pubblici uffici. Dovrà anche risarcire la parte civile con una provvisionale di 10mila euro. Il processo in rito abbreviato (che gli è valso lo sconto di un terzo sulla pena) era relativo alle accuse di pesanti «avances» nei confronti di una vigilessa in servizio allo stesso comando di piazzale San Donato. L’ex comandante era difeso dagli avvocati Enrico Marzaduri e Gioia Crippa, che annunciano ricorso in appello, mentre per la parte civile si era costituito l’avvocato Cristian Bigotti. 
 
Carmignani, 54 anni, residente a Rosignano Marittimo (Livorno), è stato ritenuto colpevole, in concorso, di calunnia e del reato previsto dall’articolo 319 quater, il cosiddetto «traffico di influenze», che punisce l’induzione indebita a dare o promettere denaro o altre utilità. In pratica l’ex comandante (trasferito un anno fa alla Protezione civile dal sindaco Tambellini) era accusato di aver tentato di indurre un’agente della polizia municipale di Lucca, sua sottoposta, a una prestazione sessuale. Il tentativo non andò a buon fine per il rifiuto della donna. Poi, in sede di interrogatorio, Carmignani controaccusò a sorpresa l’agente, sostenendo che lei stessa gli aveva proposto un favore sessuale in cambio di una promozione. Da qui, appunto, la calunnia. Il pm Piero Capizzoto, al termine di una puntuale requisitoria, aveva chiesto due anni complessivi di reclusione: il giudice è andato quindi oltre le richieste dell’accusa.
Il processo ha rischiato di finire in una bolla di sapone, per un’eccezione preliminare presentata dall’avvocato Marzaduri che chiedeva la nullità di tutti gli atti investigativi, per l’assenza di un delega scritta della procura alla sezione di pg che assegnasse le attività di indagine. Il giudice Aracri l’ha però respinta dopo due ore e mezza di camera di consiglio. 
 
L’episodio al centro della vicenda penale risale al 10 novembre 2014 ed era emerso da un’inchiesta della sezione di pg dei carabinieri durata oltre un anno. Quel giorno, in orario di servizio, l’allora comandante scelse di farsi accompagnare in una trasferta a Firenze e a Montale da un’agente quarantenne, che faceva da autista. Per lei era la prima volta e ne fu sorpresa. Partirono alle 8 di mattina. «Ma perché lei è venuta in divisa? Mi aspettavo che venisse con minigonna e calze a rete...», fu il benvenuto del superiore. 
 
All'altezza del casello autostradale di Chiesina Uzzanese, il comandante le disse: «Esca qua!», indicando un motel. E alle obiezioni sollevate dall’agente sulla reale finalità di quel viaggio, avrebbe aggiunto: «No, andiamo lì a fare l’amore...». Lei si oppose con decisione e tirò dritto verso Firenze. Lui prese atto del rifiuto, ma aggiunse: «Terrò conto del fatto che non ha voluto fare l’amore con me...». La giornata si svolse poi secondo i programmi ufficiali, con un rapido passaggio nella sede della Regione e a Montale nel pomeriggio. Ma, al ritorno, lui avrebbe ripetuto la frase: «Terrò conto della sua risposta...».  
Lei, sposata e con figli, rimase molto turbata e il giorno successivo si confidò solo con la madre e alcune colleghe. Non volle fare denuncia, ma la vicenda emerse quasi per caso più di un anno dopo, mentre i carabinieri indagavano su altri episodi che vedevano protagonista sempre Carmignani, anche per presunte condotte «punitive» nei confronti dell’agente stessa. Ora il Comune dovrà valutare la situazione alla luce di questa sentenza di primo grado.