“Amore & Vita“ ora vuole sbarcare in Vaticano

La scelta di Ivano Fanini. Sei corridori devono essere residenti nel Paese di affiliazione: possibile che a correre siano anche Guardie Svizzere o sacerdoti

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"O mi danno l’affiliazione per il 2022 nello Stato del Vaticano, oppure rimango fermo. In Italia non l’ho chiesta di proposito". L’affermazione è di quelle pesanti, che fanno rumore, specialmente se a pronunciarla è Ivano Fanini, da sempre nel mondo delle due ruote a pedali. Nel 1989 la scritta sulle maglie “No all’aborto“ fece il giro del mondo. Nel 1990 fu creata la squadra che esiste da 32 anni. Ivano a 70 anni è ancora in grado di fare notizia come quando decise di farsi paladino della battaglia contro il doping, con i fatti che gli hanno sempre dato ragione.

Sta aspettando la ratifica di questa sua richiesta e nel frattempo prepara le casacche con i colori di San Pietro, il bianco e il giallo. La regola è che almeno sei corridori siano residenti nel Paese di affiliazione, quindi sceglierà sei del Vaticano, tra le Guardie Svizzere e tra i sacerdoti (con la speranza di poterne lanciare uno forte alle Olimpiadi di Parigi), poi 5 italiani e 5 polacchi. La presenza di questi ultimi avrebbe fatto piacere a Giovanni Paolo II. Il totale sarà di 16 corridori. Pur essendo da sempre di gestione italiana, 13 sono state le Nazioni diverse con cui la squadra di Fanini ha corso negli ultimi tempi: l’ultima licenza è stata quella ucraina nel 2021, con un motivo preciso: così come fu messa la bandiera americana dopo l’attentato alle torri gemelle del 2001, in accordo con Bush, Amore e Vita porta un messaggio di pace e vuole essere una testimonianza positiva contro la guerra in Ucraina.

Del resto, per un team che da decenni veicola in giro per il mondo “Amore & Vita“, sbarcare nel territorio Pontificio costituirebbe la quadratura del cerchio. Sarebbe la crescita ulteriore del messaggio. C’è chi mormora di contatti per una partnership altisonante, la Banca Vaticana. "Sì, è vero, se arrivasse sarebbe ancora meglio, ma finché l’operazione di affiliazione non andrà in porto, mi prenderò una pausa - dichiara l’imprenditore - tanto i record non me li toglie nessuno, come i 12 titoli mondiali e 69 nazionali ed oltre mille vittorie. Resterebbero comunque le nostre squadre, dai dilettanti fino ai bambini. Molti pensano che la scritta Amore & Vita sia lo sponsor, invece non è così, sono parole suggerite dal mio amico, ora Santo, Wojtyla, che per 25 anni consecutivi ha tenuto a battesimo la squadra in Vaticano, due valori che ho sempre rispettato, come filosofia di vita. Tra l’altro, proprio per questo, molti hanno pensato che la mia fosse la squadra sponsorizzata dal Vaticano".

E’ il più antico team professionistico: la sua fondazione risale al 1989, ma già 5 anni prima Ivano aveva addirittura due squadre: Fanini Pepsi Cola capitanata da GB Baronchelli e Fanini Seven up con Gavazzi prima punta, un record mai più eguagliato da nessuno. La Cofidis, seconda in questa speciale classifica, ha 13 anni di meno. Le radici però affondano ben più lontano, al 1948 quando il padre di Ivano fondò la sua squadra. Una famiglia che ha costruito una vera e propria epopea nel ciclismo. Pensate che la sede è diventata un museo. Nessuno può vantare un simile traguardo. Da Sorensen a Super Mario Cipollini a Tafi, ha lanciato campioni in tutte le epoche.

Poi c’è l’altra questione. Negli ultimi anni la squadra ha corso nella categoria Continental. "A parte 4-5 organizzatori che ti rimborsano tutto - conclude Fanini - gli altri ti fanno pagare anche l’aria che respiri. Ora con la pandemia è ancora più difficile, si corre poco e si spende di più. Non c’è ritorno, bisognerebbe modificare i diritti tv, ad esempio. Inoltre mi fa sorridere quando si parla di formazioni dal budget di 30 milioni di euro che vincono. Con quelle cifre sono bravi tutti. Il ciclismo non è solo il World Tour". Certo che un ciclismo professionistico senza Fanini non sarebbe più lo stesso.

Massimo Stefanini