I sindaci di Volterra e Pomarance hanno chiesto l’attivazione del Piano di emergenza

Val di Cecina (Livorno), 10 luglio 2017 - “Il governatore Rossi ha dichiarato lo stato di emergenza idrica per tutta la Toscana, il direttore generale dell’Autorità Idrica Toscana, Mazzei, ha dichiarato che la Val di Cecina è uno dei territori dove la situazione è tra le più critiche. Ma in realtà, sia in Regione, sia localmente i sindaci, prospettano solo palliativi non risolutivi, certamente molto costosi per la collettività ma anche remunerativi per chi li realizzerebbe”. A tornare sul tema dell’emergenza idrica con una nota congiunta sono il Comitato per la salute Pubblica Val di Cecina e Medicina Democratica, che poi proseguono evidenziando che “i sindaci di Volterra e Pomarance hanno chiesto l’attivazione del Piano di emergenza idrica per la siccità già evidente. Infatti il grosso della nostra acqua è monopolizzato dall'industria a discapito delle popolazioni. In alcune zone dell'alta valle già ora la fornitura viene effettuata con le autobotti. Diventa sempre più chiaro, quindi, che l’emergenza idrica è diventata un business”.

“Abbiamo consegnato in Regione – proseguono le due realtà locali – oltre 1.500 firme sulla petizione popolare promossa da alcune associazioni di difesa del territorio, che chiede la costruzione di un dissalatore a Rosignano, da cui Solvay ricavi acqua e sale necessari alla sua produzione. Una mozione è stata presentata anche dal gruppo misto “Toscana per tutti” e sarà discussa a luglio in consiglio regionale. Chiediamo che Solvay lasci l’acqua di falda alla popolazione e il prezioso e non riproducibile salgemma volterrano alle generazioni future. Salgemma che costa a Solvay, in base al “Contratto di collaborazione industriale” tra Solvay ed Eti del 1996 solo 1.700 lire a tonnellata, equivalenti a 80 centesimi di euro, molto meno di quanto fissato dal Ministero del Finanze nel 1956 ,considerata l’inflazione nel frattempo maturata, in 210 lire a tonnellata. Solvay ha concessioni per l'acqua, sotterranee e superficiali, in Provincia di Pisa per ben 15,1 milioni di metri cubi annui, che ha pagato nel 2016 appena 298mila euro, quanto nel 2012. Un canone irrisorio pari a 2 centesimi di euro al metro cubo per gli usi industriali, a fronte dei circa 3 euro pagati in bolletta dai cittadini utenti del Servizio Idrico Integrato. La costruzione di un dissalatore, alimentato ad energie rinnovabili, sarebbe un volano di sviluppo e rilancio dello stabilimento e della sua occupazione, che al contrario ad oggi ha toccato il suo minimo storico”.