Un momento dell'assemblea pubblica svoltasi ieri al Centro Rodari
Un momento dell'assemblea pubblica svoltasi ieri al Centro Rodari

Rosignano (Livorno), 23 settembre 2016 - Sala conferenze letteralmente gremita ieri pomeriggio al Centro Rodari dove l’Osservatorio Nazionale Amianto ha organizzato un’assemblea pubblica con ospite il dottor Claudio Marabotti, cardiologo dell’ospedale di Cecina e componente del pool di studiosi che in modo indipendente hanno svolto nei mesi scorsi un’analisi statistica relativa al territorio della Bassa Val di Cecina e volta a dimostrare l’incidenza di tassi di mortalità elevati in aree, come quella di Rosignano, vicine a impianti industriali. “L’area della Bassa Val di Cecina – spiega il dottor Marabotti –, confrontata con la regione Toscana, ha mostrato tassi di mortalità molto elevati. In particolare nel Comune di Rosignano dove nel periodo dal 2001 al 2010 i dati sono significativamente superiori rispetto alla media toscana per cardiopatia ischemica (120 decessi), mesotelioma pleurico (16 decessi), malattie cerebrovascolari (62 decessi), malattie di alzheimer (47 decessi). Per un totale di 245 decessi in più rispetto alle stime attese e virtualmente attribuibili all'inquinamento ambientale”.

Il presidente dell’Ona, l’avvocato Ezio Bonanni, ha poi sottolineato come adesso sia giunto il momento di approfondire questi dati. “E’ necessario – spiega Bonanni – trovare un legame di causa-effetto tra sostanze inquinanti e dati epidemiologici. Altrimenti presenteremo un esposto alla magistratura”. Un progetto per il quale il medico e ricercatore rosignanese ha già dato la propria disponibilità al Comune. “Mi sono già confrontato con il sindaco – spiega Marabotti – che si è detto interessato a questo tipo di approfondimento per il quale servirebbero 7-8 mesi di tempo e un investimento di circa 20mila euro”.

All’incontro promosso dall’Ona, come detto, hanno preso parte anche tantissimi cittadini, molti dei quali hanno chiesto che lo studio venga presentato anche in Regione. Altri invece hanno chiesto lumi sul perché sia rimasta attiva soltanto una delle quattro centraline per il monitoraggio della qualità dell’aria gestite dall’Arpat, evidenziando come sia in funzione solo quella periferica in zona Poggio San Rocco mentre risultano dismesse quelle in via Veneto, via Guido Rossa e via della Costituzione, tutte e tre ben più vicine al parco industriale Solvay. “Sulle morti sospette di numerosi lavoratori di Solvay – conclude l’avvocato Bonanni – c'è un'inchiesta della Procura di Milano in corso: al momento le cause aperte per risarcimento danni si riferiscono a 17 casi di lavoratori ammalati o deceduti. Inoltre stamani al tribunale civile di Livorno sono state dibattute in prima analisi altre tre cause nei confronti di Solvay per risarcimenti”.