
Lorenzo Musetti, carrarese di nascita e spezzino di adozione, è allenato da Simone Tartarini che gestisce lo Junior Tennis San Benedetto dove il tennista azzurro si allena abitualmente
Il profumo della Coppa Davis è ancora freschissimo. L’Italia l’ha vinta, per la seconda volta di fila, proprio domenica a Malaga in finale contro l’Olanda. È un momento magico per il tennis italiano. Nei primi 50 del mondo della classifica Atp ci sono 6 italiani (Sinner al 1° posto, poi Musetti al 17°, Cobolli al 32°, Berrettini al 34°, Arnaldi al 37° e Darderi al 44°), se arriviamo poco più avanti altri 5 (Sonego al 53°, Fognini al 90°, Nardi al 91°, Bellucci al 101° e Passaro al 114°). E ricordiamo anche le donne: Paolini (quarta della Wta) che, alle finali al Roland Garros e Wimbledon, aggiunge l’oro olimpico nel doppio con la veterana Errani. Mai il colore azzurro ha dipinto la graduatoria maschile in quel modo: sono ventisei i titoli complessivi tra singoli, doppi, misti e competizioni nazionali. Ma tutto intorno, cosa sta accadendo? Insomma, come quando tutti sciavano, tra gli anni 80 e 90, e anche alla Spezia molti sognavano di trasformarsi in Alberto Tomba.
Ne parliamo con Benedetta Di Carlo, responsabile dello Junior Tennis San Benedetto, circolo di proprietà della famiglia Piagneri, gestito con Simone Tartarini. Sì, proprio lui, che tre giorni fa abbiamo visto alzare la Coppa Davis. Lo spezzino è infatti il coach del campione Lorenzo Musetti, carrarese di nascita, spezzino d’adozione, bronzo olimpico che frequenta abitualmente quel club tennistico della Val di Vara. "Dal dopo Covid ad oggi – spiega Di Carlo – insomma da quando il tennis era uno dei pochi sport che si potessero praticare, è stato sempre un crescendo di numeri, di interesse e di curiosità. Proprio nel senso della voglia di conoscere questa disciplina". Poi le imprese storiche degli azzurri. "Gli atleti italiani hanno dato vita ad un periodo fenomenale. Da un anno e mezzo siamo imbattibili". Sinner, vero, ma ci sono anche tutti gli altri, a cominciare da Musetti, numero 2 degli italiani. "Il nostro Lorenzo ha iniziato la stagione così così, poi dalla primavera in poi, Stoccarda, finale al Queens, semifinale di Wimbledon, finale a Umago e non ultimo la medaglia alle Olimpiadi. Quest’ultimo, in particolare, è stato un volano, un evento mediatico che ha coinvolto ogni categoria di persone".
A questo punto il tema delle iscrizioni. "C’è stato un rientro importante dei quarantenni e dei cinquantenni, che si erano allontanati dai campi da venti/trent’anni. Non solo hanno ritrovato l’interesse nel giocare, nel seguire le lezioni, ma anche ad andare a seguire gli appuntamenti live. C’è proprio una corsa a comprare i biglietti, quando promuoviamo le gite per Roma e Montecarlo, l’anno scorso le Finals e pure la Coppa Davis. Comunque fra corsi e affitto dei campi direi, dal 2021 ad oggi, un incremento di oltre il 40%". E questo riguarda anche i più piccoli. "La voglia di conoscenza, questo effetto che si è moltiplicato negli adulti, ha ovvie conseguenze nei bambini e nei ragazzi. Partiamo da quelli di 5, 6 e 7 anni, che difficilmente conoscono il tennis come sport specifico, ma lo fanno grazie ai genitori che si riavvicinano allo sport. Il bimbo vede la televisione vicino a mamma e papà, magari proprio la recente Coppa Davis. Certo, con la capienza che abbiamo, ma giusto perché oltre non possiamo, siamo arrivati ad avere ben 80 bambini. Per questo dobbiamo ringraziare tutti i grandi atleti, ma non dimentichiamo che il femminile ha vissuto una stagione altrettanto incredibile. Da tutti noi, che partiamo dal basso, ovvero dove tutto inizia, e dai piccoli e medi centri in particolare, un grazie a loro e alla federazione, di permetterci di vivere questa era pazzesca del tennis italiano".