Sospesi tra utopia e realismo. Gli appunti di Pagano sul ’68. Un antidoto all’apatia politica

Il nuovo volume, edito da Ets, sarà presentato stasera alle 21 nella sede dell’Arci Canaletto. Da storici e filosofi una lezione ancora valida sullo sfruttamento del lavoro e l’autoritarismo.

Sospesi tra utopia e realismo. Gli appunti di Pagano sul ’68. Un antidoto all’apatia politica

Sospesi tra utopia e realismo. Gli appunti di Pagano sul ’68. Un antidoto all’apatia politica

La democrazia partecipata e la lotta per la giustizia sociale furono i temi di fondo del Sessantotto in tutto il mondo, mentre oggi stanno crescendo l’apatia politica e le diseguaglianze. Questo il senso del libro ‘Tra utopia e realismo. Appunti sul Sessantotto’, pubblicato da Ets Edizioni, che verrà presentato stasera, alle 21, all’Arci Canaletto. L’iniziativa, organizzata dall’associazione culturale Mediterraneo e dall’Istituto spezzino per la storia della resistenza e dell’età contemporanea, sarà introdotta da Patrizia Gallotti e da Nicola Pedretti.

Interverranno Giorgio Pagano, curatore del libro, Chiara Dogliotti, dottore di ricerca in Storia contemporanea, e Luca Basile, ricercatore in Storia delle dottrine politiche all’Università di Bari. Il volume, oltre che di Pagano, ospita scritti di Marcello Flores, Luisa Passerini, Chiara Dogliotti, Giovanni Gozzini, Alessandro Santagata, Alfonso Maurizio Iacono, Massimo Cappitti, Luca Basile, Marcello Montanari, Guido Viale. Il tema del lavoro in quegli anni passati era centrale secondo Iacono e oggi sembra sparito, ma non è così. "Il lavoro è frammentato, solo, atomizzato – spiega – ma esiste ancora come lavoro sfruttato. Anche il tema dell’autoritarismo resta attualissimo perché c’è qualcosa di simile contro cui lottare, il dispotismo che pervade la democrazia. Non possiamo vivere nell’eterno presente, dobbiamo comprendere il passato e tornare a sperare nel futuro". In questo libro storici, filosofi e studiosi di diversa provenienza riflettono e discutono ancora sugli anni Sessanta e sul Sessantotto. "Il Sessantotto fu la richiesta di un cambiamento di civiltà all’insegna della fratellanza – si legge nella quarta di copertina –: l’essere persone nuove e il sentirsi reciprocamente legati. Più che un movimento nato nelle sedi istituzionali della politica, un movimento ‘morale’ che poi scoprì la politica ma non assunse una forma definita. E che volle rispondere alle sfide della secolarizzazione ricercando un nuovo senso della vita, intrecciando in questo tentativo spinte di provenienza marxista, cattolica, libertaria. Fu utopia, ma anche realismo, lotta per conquistare qui e ora una scuola e una fabbrica più libere e democratiche, una radicale riforma del sapere e della cultura, una maggiore giustizia sociale". Marco Magi