"Pochi amici, ma super selezionati"

Bizzarri giovedì 15 sul palcoscenico del Teatro Civico con lo show teatrale scritto insieme a Ripamonti .

"Pochi amici, ma super selezionati"

"Pochi amici, ma super selezionati"

‘NonHannoUnAmico’ è uno spettacolo teatrale di e con Luca Bizzarri, scritto con Ugo Ripamonti, in programma la sera di giovedì 15 febbraio al Teatro Civico. È ispirato all’omonimo podcast edito da Chora Media che, nell’ultimo anno, ha riscosso un tale successo da rendere il modo di dire ’Non hanno un amico’, un intercalare comune, come dire ’non ce l’hai qualcuno vicino che ti poteva consigliare di non fare quella cavolata?’. Esattamente come nel podcast, al centro della scena ci sono la comunicazione politica dei nostri tempi, i fenomeni social, i costumi di un nuovo millennio confuso tra la nostalgia del novecento e il desiderio di innovazione tecnologica e sociale.

Dal podcast al teatro, chi viene a vederla?

"Un pubblico eterogeneo – esordisce il popolare Luca Bizzarri – . Ci sono quelli affezionati al podcast soprattutto nelle grandi città, poi quelli che mi conoscono per tutte le altre cose".

Quanti veri amici ha?

"Scrivo di quelli senza amici, ma quello, in realtà, sono io... Sì, dai, ne ho pochissimi, molto selezionati".

E quante volte le hanno dato il consiglio che si è rivelato giusto?

"Decine. Perché, sebbene non traspaia, sono un entusiasta, soprattutto sul lavoro. Quando mi vengono proposti dei progetti interessanti, che hanno pochissime possibilità di riuscita, mi ci butto a capofitto. Mi piace rischiare, magari a fare cose che non sono capace di fare. Sapesse in quante occasioni mi hanno detto ‘stai lontano di là...’. E avevano ragione".

E lei agli altri? A Paolo Kessisoglu ad esempio?

"A lui mi permetto di dare solo cattivi esempi. Difficilmente consiglio di mia spontanea volontà, non mi intrometto nella vita altrui. Ognuno deve commettere i propri errori e da lì imparare".

Come è cambiata la comunicazione politica rispetto a cinquant’anni fa?

"Allora era un’unica bolla, avevamo pochissime informazioni e dovevamo, da quelle, che oltretutto venivano date in parte, farci un’idea. Ora ne abbiamo moltissime, però molte non sono informazioni ma pura propaganda. È più complicato e in più si è perso nel tempo il senso dello Stato. Prima un politico doveva rispettare almeno dei canoni formali, che poi diventavano sostanziali. E non c’è posto più della politica, dove la forma diventa sostanza".

Nel mondo d’oggi cosa vede che le piace e non le piace?

"Credo di guardare quello che vediamo tutti. Il mio mestiere mi impone di trovare un’altra angolazione per notare cose comiche nel dramma, elementi assurdi nelle situazioni serie o seriose. È sempre più difficile, i mondi si stanno mescolando: i politici fanno i comici e i comici i politici. Tento di guardare la realtà per trovare un punto di osservazione, che evidenziare cosa c’è sotto, di meschino e di ridicolo".

Il periodo del covid ha cambiato qualcosa?

"Nulla dal punto di vista sociale, sicuramente. È una parentesi dalla quale siamo usciti tutti un po’ peggiorati, più spaventati da tutto. E la paura non è mai una buona consigliera. Dal covid in poi è entrata a far parte della nostra vita e i media ci hanno marciato sopra, perché la paura fa vendere".

Ma i giovani di oggi possono essere l’ago della bilancia?

"Mi auguro che siano loro a tirarci fuori da tutto questo. Certo, non è che stiamo fornendo loro grandissimi mezzi. Ho come l’impressione che la mia generazione, quella dei cinquantenni, sia stata una pessima generazione di figli e lo sia oggi di genitori. Abbiamo combinato poco e nulla e come genitori non diamo esempi di lucidità. Quando vedo alcuni miei coetanei nei locali coi figli o che ascoltano la musica dei quindicenni, non me lo spiego proprio. Anche la musica di Sanremo è fatta soprattutto per gli Under 20, perché dato che non si vendono più gli lp, non sono i trentenni e i quarantenni a comprare i dischi. Ma ai miei tempi, noi figli adolescenti non avremmo mai ascoltato la musica insieme a mamma e papà".

Pronto per raggiungere il Teatro Civico?

"Non vedo l’ora! Spezia è una città a cui non posso non volere bene, mio padre ha pure prestato servizio lì come carabiniere per diversi anni".