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12 nov 2021

L’arte di Pietro Bellani a ‘Milano scultura’ "I primi disegni? Gli operai dell’Arsenale"

"Non avevo mai partecipato a questa rassegna, mi arricchirà". Classe 1944, 17enne a Parigi poi ha vissuto 10 anni in Germania. Negli anni ’60 le scenografie per un lavoro teatrale dell’Unione Fraterna. "Le ho realizzate usando polistirolo, cartone e ferrotubi"

12 nov 2021
marco magi
Cronaca
L’artista spezzino Pietro Bellani parteciperà per la prima volta nella sua lunga carriera a ‘Milano scultura’ con l’associazione Startè
L’artista spezzino Pietro Bellani parteciperà per la prima volta nella sua lunga carriera a ‘Milano scultura’ con l’associazione Startè
L’artista spezzino Pietro Bellani parteciperà per la prima volta nella sua lunga carriera a ‘Milano scultura’ con l’associazione Startè
L’artista spezzino Pietro Bellani parteciperà per la prima volta nella sua lunga carriera a ‘Milano scultura’ con l’associazione Startè
L’artista spezzino Pietro Bellani parteciperà per la prima volta nella sua lunga carriera a ‘Milano scultura’ con l’associazione Startè
L’artista spezzino Pietro Bellani parteciperà per la prima volta nella sua lunga carriera a ‘Milano scultura’ con l’associazione Startè

di Marco Magi Lo spezzino Pietro Bellani è uno dei tre noti artisti che – insieme a Giuliano Tomaino e Yoshin Ogata – con l’associazione Startè, è presente in questo weekend alla prestigiosa ‘Milano Scultura’, di scena al Parco Esposizioni Novegro a Segrate. In quale modo è approdato alla fiera lombarda? "Tutta la mia vita è un itinerario – spiega Bellani – nel quale osservo ogni cosa dal punto di vista della creatività, accumulando ogni esperienza. Come chiunque ho avuto dei disagi, ma sono soprattutto le fortune ad aver caratterizzato il mio percorso: a 17 anni ero a Parigi, poi per 10 anni ho lavorato in Germania e toccato molti altri luoghi. È la prima volta che partecipo a questa manifestazione, è un tassello che mi arricchirà". Classe ‘44, già negli anni Sessanta intriso nell’arte. E quelle scenografie... "Per l’allora Unione Fraterna (attuale cinema Il Nuovo, ndr), in un lavoro teatrale, ‘Giocattoli per ragazzi malati’, che affrontava il tema della droga. Utilizzai polistirolo e cartone ed erano tre scenari costruiti su ferrotubi, senza le quinte, per delle opere che oggi chiameremmo installazioni. Il mio è sempre stato un lavoro di ricerca, di materiali e di idee". Questa sperimentazione ha radici nella sua infanzia? "Ero un ragazzino nel primo dopoguerra, quando mio padre possedeva un magazzino di demolizioni. Non avevo neppure la lontana idea di diventare un pittore, ma nelle occasioni in cui lui mi accompagnava in quel deposito, rimanevo affascinato da quegli oggetti: gamelle, cinghie, maschere antigas e ciò che poteva essere smantellato per recuperare rame, zinco, alluminio e in generale le materie pregiate. Questo feeling è rimasto vivo dentro di me". Come ha trasposto tutto questo nella pittura e nell’arte in genere? "Lavoro esclusivamente su temi che mi affascinano e sono stati 4 o 5, da blu gelosia agli homini, che ...

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