Antonio Voinea e Aldo Revello
Antonio Voinea e Aldo Revello

La Spezia, 9 maggio 2018 -  «NON ABBANDONATELI, non abbandonateci». Giorni di passione per le famiglie dei due velisti italiani dispersi dal 2 maggio nell’oceano Atlantico, in acque portoghesi, a circa 600 chilometri dalle Azzorre. Un appello accorato di fronte alla prospettiva che oggi Nave Alpino, la fregata della Marina Militare italiana che lunedì e ieri ha partecipato alle ricerche, riprenda la rotta per l’America del Nord dove era diretta prima che il Governo rispondesse a un coro di sollecitazioni e ne disponesse il temporaneo utilizzo nelle acque da cui è partito il segnale di soccorso del Bright con a bordo lo skipper Aldo Revello e l’amico Antonio Voinea.

«MIO MARITO e Antonio sono sulla zattera, non sono stati avvistati ma sono lì, ne sono sicura», ha ripetuto ieri Rosa Cilano, moglie di Aldo Revello, raggiunta nella sua casa di Castelnuovo Magra. «Alla Marina Militare italiana chiedo di continuare a cercare mio marito, magari con un’altra nave. Aiutatemi, proseguite le ricerche. Si tratta di due italiani dispersi nelle acque dell’Oceano», ha aggiunto con un filo di voce. Ma ieri sera la Marina ha informato che Nave Alpino aveva trasferito la responsabilità del coordinamento delle ricerche a una nave portoghese, dopo aver perlustrato invano un’area di 1600 miglia quadrate (pari a circa tutta la Valle d’Aosta) con l’ausilio anche dell’elicottero di bordo. La ricerca – sottolineava la Marina – è stata allargata dalle autorità portoghesi fino a oltre 100 miglia nautiche dalla posizione del segnale d’allarme del Bright ma quest’oggi «nave Alpino riprenderà l’attività programmata», la campagna navale davanti alle coste di Usa e Canada per la quale era salpata il 2 maggio da Taranto. PROPRIO al 2 maggio risale l’ultimo segnale del Bright, quel disperato Sos lanciato dall’Epirb, il trasmettitore radio che segnala la posizione di imbarcazioni in grave emergenza. Un segnale durato solo un minuto e mezzo (dovrebbe durare almeno 24 ore) ma comunque captato, alle alle 15.48 ora italiana, dal centro di coordinamento di soccorso marittimo portoghese di Delgada. Immediata era scattata l’operazione di soccorso da parte delle autorità portoghesi con impiego di sei navi ma, allo scadere delle 72 ore, sabato scorso alle 14, l’intervento era stato chiuso. La mobilitazione delle famiglie e degli amici dei due marinai e dell’intero mondo della vela aveva ottenuto che la Farnesina facesse pressioni sulle autorità portoghesi. Lunedì le ricerche sono riprese, con l’arrivo anche di Nave Alpino. E ora proseguiranno – è l’impegno minimo comunicato alle famiglie – con una nave portoghese, oltre che con i messaggi di ‘warning’ alle navi in transito. Per quanto, non si sa.

CONTINUA dunque a non esserci certezza su che cosa sia accaduto al Bright, il veliero di 14 metri con il quale Aldo Revello, 53 anni, e Antonio Voinea, 31, erano partiti il 7 aprile dalla Martinica con destinazione Bocca di Magra, dove ha sede la Bright Charter di Revello. La traversata atlantica si era svolta in scioltezza fino alle Azzorre, da dove il Bright era ripartito il 28 aprile, rotta su Gibilterra per entrare nel Mediterrano. Il 2 maggio l’allarme e poi il silenzio. «Sono sulla zattera di salvataggio», insistono le famiglie. Il veliero, secondo alcuni esperti, potrebbe essere affondato per una collisione con un corpo semisommerso come un container. Ma in mare non è stato ritrovato nulla se non tre giubbotti di salvataggio, di cui non è certa l’appartenenza al Bright.