Leonardo D’Imporzano ha rimosso una rete dal fondo col supporto della Guardia Costiera
Leonardo D’Imporzano ha rimosso una rete dal fondo col supporto della Guardia Costiera

La Spezia, 11 gennaio 2019 – Una ne fa, cento nel pensa. Leonardo D’Imporzano trova un’altra occasione per dimostrare il suo amore per il mare e la sua creatività, quest’ultima ancorata al primo e ad un’indubbia capacità organizzativa.

Dopo aver centrato record in apnea, sfidato la forza di gravità in compagnia di astronauti, scritto libri e saggi di natura salmastra, recuperato col Wwf reti da pesca che soffocavano i fondali, si cimenta in un’ eco-impresa. Il nome è giù un programma SeaGlasses, ossia: produzione di occhiali da mare, anzi ‘di’ e ‘per’ mare là dove le montature sono realizzate con la plastica che ne mina la vita.

Spiega meglio...

"Si tratta di un progetto che ho concepito, in qualità di fondatore di 5 Terre Academy, per ridare una nuova vita a materiale proveniente da reti e attrezzi da pesca persi o abbandonati e rifiuti plastici recuperati in mare: saranno trasformati in occhiali da sole con lenti polarizzate che vengono interamente stampati con la tecnologia della stampante 3D. Il progetto è condiviso con la società spezzina Superfici Start up e con Damiani Ottica a Ceparana".

Procedura di produzione?

"I rifiuti saranno recuperati dal mare e divisi esclusivamente per colore, triturati in “pellet” e trasformati in filamenti per stampanti 3D senza l’aggiunta di coloranti o di altri additivi chimici, trasformando pertanto ogni prodotto finito in un occhiale unico per colore e produzione. Le lenti, il loro montaggio e le rifiniture saranno effettuate dall’azienda ottica Damiani, nostro partner in questo ambizioso progetto, garantendo un prodotto sicuro per la salute e la protezione degli occhi al 100 per cento. Ogni occhiale avrà infine il suo certificato di origine che permetterà di sapere quale sia la zona di provenienza della plastica, la quantità utilizzata e il numero progressivo di lavorazione. Sono un esempio di economia circolare che pone un valore economico al rifiuto trasformando così uno scarto in una risorsa".

Stato dell’opera?

"Abbiamo prodotto una serie di prototipi dei quali stiamo valutando la resistenza all’utilizzo e quindi l’usura ed ovviamente l’aspetto estetico. Il nostro obiettivo è quello di realizzare un occhiale galleggiante che così non si rischia di perderlo in mare".

Come mai la scelta di produrre occhiali da sole?

"Perché è un oggetto di uso comune. Tutti noi abbiamo un occhiale da sole nel cassetto, i “Sea Glasses” vogliono essere portatori di uno stile di vita rispettoso dell’ambiente. Nel 2050, in termini di peso, ci saranno più bottiglie di plastica che pesci nel mare".

La scelta della stampa in 3D?

"E’ il futuro. Dalla medicina all’edilizia, dalla mobilità ai piccoli oggetti di uso quotidiano, nei prossimi anni il suo impiego sarà via via esponenziale. E poi perché ci permette di ridurre i passaggi dalla raccolta della plastica alla loro trasformazione e con la stampante “3D” possiamo personalizzare il più possibile il prodotto alle nostre esigenze sia per la forma che per la piccola produzione. Non c’è scarto".

Quanta plastica ci vuole per un occhiale?

"In termini di peso, i nostri prototipi utilizzano 15 grammi totali di plastica. Plastica che minaccia il mare e le sue creature...".