Il lavoratore trasferito al pronto soccorso con un’ambulanza interna alla base navale
Il lavoratore trasferito al pronto soccorso con un’ambulanza interna alla base navale

La Spezia, 30 agosto 2018 - Questione di centimetri e il pesante longherone d’acciaio avrebbe potuto avere effetti letali per l’operaio che si è trovato sotto sulla sua verticale ed è stato colpito da esso. Una tragedia sfiorata. Ma ferite comunque gravi: ad un piede, in pratica maciullato, e al cranio, per effetto della caduta a terra del lavoratore. E’ accaduto ieri mattina nel piazzale Martellotta della base navale, area gestita dall’impresa Siman che l’aveva ottenuta in permuta (uso in cambio di servizi) dalla Marina Militare per la realizzazione di un bacino galleggiante. Vittima dell’incidente sul lavoro, il dipendente di una ditta che lavora in subappalto, sulla trentina, originario di Castellammare di Stabia in provincia di Napoli.

L'uomo stava interagendo con altri colleghi per rimuovere e posizionare un longherone d’acciaio destinato ad andare a far parte integrante, come ‘costola’, del bacino galleggiante. Era in corso il trasferimento, attraverso una gru, previa imbragatura. Qualcosa non ha funzionato. Il sistema di trattenuta non ha assolto al suo compito. Il pesante pezzo di acciaio - dal peso di una tonnellata e mezzo - è precipitato. L’operaio non ha fatto in tempo a scansarsi del tutto. Il longherone è caduto sul piede sinistro del lavoratore, rimbalzando sul suolo. Dolori lancinanti per lui, che poi è stramazzato a terra, riportando un trauma al capo. Dolori lancinanti per l’uomo. I primi a prestargli soccorso sono stati i colleghi di lavoro. Tempestivamente attivata la sala medica dell’Arsenale, dove il piede è stato stabilizzato e sono stati praticate le prime medicazioni al cranio.

Successivamente, con un’ambulanza interna alla base navale, è avvenuto il trasferimento del ferito al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Andrea. Fra i primi a recarsi nel piazzale Martellotta per sincerarsi dell’accaduto, c’era Emanuele Bernardini, sindacalista della Cgil. Da parte sua un rilievo critico, che si fa interrogativo. «Quel genere di cantieri privati non vengono tenuti d’occhio dalla Marina militare, né da Asl e Ispettorato del lavoro, che non varcano il perimetro arsenalizio. E quindi chi controlla?». Di certo l’area in questione, seppur ricompresa all’interno della cinta arsenalizia, è per così dire ‘privata’ o quanto meno a gestione privata. Il risultato è che ne Marivigilanza (ente competente ad intervenire in area militare), ne gli ispettori dell’Unità operativa dell’Asl per la prevenzione degli incidenti deul lavoro sono stati informati dell’incidente. Insomma, anche qui qualcosa non torna o quanto meno c’è materia per sciogliere il nodo delle competenze investigative.