Il porto della Spezia
Il porto della Spezia

La Spezia, 15 febbraio 2020 - Il calo nella movimentazione container in porti strategici per il sistema come quello spezzino potrebbe arrivare al 20% per effetto del blocco delle partenze dalla Cina. La stima è del ‘Freight Leaders Council’, l’associazione che riunisce i maggiori player della logistica nazionale con lo scopo di studiare l’andamento del settore. Una perdita che avrebbe, inevitabilmente, ricadute dirette su tutta la catena logistica: spedizionieri, autotrasporto, magazzini, "fino a mettere in sofferenza, a livello nazionale, settori chiave per l’economia, quali l’automotive, l’elettronica e la produzione di macchinari altamente specializzati".

E’ una valutazione su cui concordano gli operatori spezzini? "Per ora qui si lavora come sempre – assicura Alfredo Scalisi, general manger del terminal Contship – e non è cambiato nulla, o quasi, per effetto del coronavirus, a parte la disposizione della Capitaneria di porto che ha fissato le regole per le navi nella fase dell’ingresso in porto. Il quadro non offre peraltro alcun dato certo. L’unico effetto è stata la cancellazione di tre ‘toccate’ da febbraio a marzo: tre navi in meno, dunque un impatto minimale.

Come terminal siamo in contatto costante con le linee e tutti i nostri clienti, che a loro volta però non hanno certezze. Del resto manca anche una piena limpidezza sullo stato del virus e dell’epidemia. Diciamo che stiamo con le orecchie ben dritte". "E’ chiaro che ci aspettiamo un impatto – conferma Daniele Testi, direttore marketing e comunicazione – è successo anche con la Sars, quando si registrò un forte calo nei primi mesi, ma poi venne la ripresa. E comunque sono gli armatori a dover prendere atto della situazione con la programmazione delle navi. Il fatto che ci sia una cancellazione non significa di per sé una riduzione dei volumi di traffico, le linee possono anche decidere semplicemente che alcuni porti siano serviti attraverso transhipment. In questo momento pesa poi la chiusura di alcune fabbriche cinesi e alcune linee possono venire tagliate. Si tratterà di valutare l’evoluzione della situazione".

Effetti meno diretti sono prefigurabili per altre realtà portuali, come Tarros dove, come spiega il general manager Danilo Ricci, l’impatto non è paragonabile a quello dei carrier che scalano porti cinesi. "Il nostro ambito – osserva Ricci – è mediterraneo. Anche noi abbiamo registrato per esempio un calo di certi traffici, come quello di apparecchiature elettroniche provenienti dalla Turchia, dove vengono assemblati componenti di produzione cinese. In questa tipologia abbiamo registrato un calo anche del 50 per cento, che però non influisce sui volumi di traffico complessivi in quanto in questi casi il carico viene sostituito con tipologie merceologiche diverse. Insomma non c’è il rischio che le navi arrivino mezze vuote. Certo, lo scenario non è confortante e l’idea che l’onda di crisi dei mercati si faccia sentire anche da noi non ci fa stare del tutto tranquilli".
Franco Antola
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