REDAZIONE LA SPEZIA

Arsenale, l’allarme inascoltato. Le Rsu sul piede di guerra: "Ignorate le nostre richieste"

Le rappresentanze sindacali mettono nel mirino i vertici della Marina e le istituzioni locali. Sotto accusa la carenza di personale e il calo della capacità operativa e manutentiva.

Le rappresentanze sindacali mettono nel mirino i vertici della Marina e le istituzioni locali. Sotto accusa la carenza di personale e il calo della capacità operativa e manutentiva.

Le rappresentanze sindacali mettono nel mirino i vertici della Marina e le istituzioni locali. Sotto accusa la carenza di personale e il calo della capacità operativa e manutentiva.

Sull’Arsenale militare, sulle sue carenze e sui progetti per risolvere problematiche diventate ormai strutturali, "è calato un silenzio inaccettabile". Lo sostengono le Rsu di Marinarsen, che a distanza di mesi dall’ultimo affondo in cui chiedevano conto su una lunga serie di problematiche irrisolte, e stante l’assenza di risposte alla lettera inviata un mese fa al capo di stato maggiore della Marina militare, Enrico Credendino, tornano alla carica lamentando lo stato in cui versa il principale presidio militare spezzino. Le Rsu parlano senza mezzi termini di "gravi criticità che affliggono l’Arsenale, una situazione che sta generando preoccupazione tra i lavoratori". Timori messi nero su bianco anche nella lettera dello scorso 9 novembre, in cui vennero evidenziate "con urgenza le problematiche strutturali e organizzative del nostro stabilimento, richiedendo un incontro per discutere le possibili soluzioni. Nonostante l’importanza delle questioni sollevate, ad oggi non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Questo silenzio non è solo un segnale di disinteresse verso le condizioni di lavoro e la sicurezza dei dipendenti, ma rappresenta un oltraggio alla dignità di chi opera quotidianamente per garantire il funzionamento dell’Arsenale". Nella missiva si faceva riferimento alla carenza di personale, con le Rsu a evidenziare come "la tabella organica preveda 873 lavoratori civili, mentre attualmente sono presenti poco più di 450 unità, di queste, 180 prossime al pensionamento, Questa drammatica realtà non è semplicemente una questione numerica; essa comporta rischi sostanziali alla nostra capacità manutentiva e operativa" si legge. Nel mirino anche "la perdita di professionalità e competenze all’interno dell’Arsenale", che "non solo ci renderà incapaci di garantire la minima manutenzione delle infrastrutture, ma ci condurrà verso una condizione di dipendenza da soggetti esterni. Il rischio di attribuire mansioni strategiche a industrie estere apre la porta a falle nella prontezza operativa, che non possiamo ignorare e sottovalutare". Richieste rimaste lettera morta. "Neanche la manifestazione del giugno 2023 per sapere il futuro del nostro Arsenale ha prodotto alcuna reazione. Non è più tollerabile l’inerzia delle istituzioni, che rischia di compromettere ulteriormente le prospettive di sviluppo e sicurezza del nostro stabilimento. Esigiamo risposte immediate da parte del Capo di stato maggiore della Marina e di tutte le istituzioni spezzine. Non ci fermeremo finché non vedremo un reale impegno per il miglioramento delle condizioni di lavoro, della sicurezza e del futuro del nostro Arsenale".

Matteo Marcello