"Al Civico la grande sinfonia russa"

Andrea Battistoni dirige l’Orchestra della Toscana e il pianista Masleev. "I giovani interessati alla musica"

"Al Civico la grande sinfonia russa"

"Al Civico la grande sinfonia russa"

Adora leggere e voleva diventare uno scrittore il noto Andrea Battistoni, che dirigerà domani sera, al Teatro Civico alle 21, l’Ort - Orchestra della Toscana e il pianista Dmitry Masleev nel terzo appuntamento dell’anno con i ‘Concerti a Teatro’, rassegna di musica classica promossa e organizzata da Fondazione Carispezia.

Maestro Battistoni può spiegare al pubblico ciò che presenterete alla Spezia?

"La possibilità di collaborare con un pianista del calibro di Masleev ci ha orientato verso il grande repertorio sinfonico russo. Ecco allora, in apertura, il concerto per pianoforte romantico per antonomasia, quello di Tchaikovsky, vero banco di prova per i virtuosi di ieri e di oggi. Una pagina che può essere messa sullo stesso piedistallo dei romanzi di Tolstoj e Dostoevskij, un viaggio epico nelle profondità delle emozioni umane. A questa pagina accostiamo ‘Nelle steppe dell’Asia Centrale’, lo schizzo sinfonico di Borodin che evoca in musica l’incontro tra una carovana russa e una che viene dall’Oriente: i due temi che le rappresentano arrivano a dialogare e sovrapporsi, in un’immagine sonora tanto potente quanto attuale, speriamo. Conclude la serata la Sinfonietta di Rimsky-Korsakov, di rara esecuzione ma di piacevolissimo ascolto, incentrata sull’uso di temi popolari tanto cari all’autore, trattati con grande fantasia e vitalità".

Trasmettere all’orchestra le proprie idee e molto altro. Ci racconta questo ‘molto altro’, che deve saper fare un direttore d’orchestra?

"Quella del direttore è una professione complessa proprio per questo ‘molto altro’! La preparazione musicale e un buon orecchio non bastano: coordinare il lavoro di gruppo, gestire il tempo di prova e dei musicisti, saper disinnescare le eventuali frizioni all’interno dell’orchestra... ma soprattutto, ispirare in ogni momento i propri collaboratori a dare il meglio, con l’esempio e la dedizione".

Come si crea la fiducia con i musicisti che dirige?

"Credo arrivando sul podio con le idee chiare riguardo all’interpretazione del brano in questione, dimostrando la propria abilità nel comunicarle in maniera quanto più efficace possibile. E senza perdere tempo: oggi il tempo è un lusso che non possiamo permetterci, in pochi giorni il concerto deve essere pronto al massimo livello".

Si è esibito in location particolari. Quale sarebbe il suo sogno?

"Mi stimola molto dirigere la musica in luoghi inconsueti: forse ha a che fare con l’imprinting di aver ascoltato da bambino le prime opere all’Arena di Verona, la mia città. Dagli stadi alla montagna passando per l’Arena stessa, perfino un concerto in un supermercato, mi sono tolto molti sfizi in merito! Però ora siamo a Firenze, un concerto di fronte a Santa Croce lo dirigerei con gioia!".

Cosa pensa dell’educazione musicale in Italia?

"Credo stia lentamente migliorando rispetto a quando a scuola ci andavo io. La musica è ancora considerata una nicchia per pochi affezionati. Vedo, però, sempre più giovani ai concerti e alle prove aperte a loro dedicate: una curiosità che andrebbe maggiormente coltivata. Le nuove generazioni vanno acchiappate tramite social e mezzi di comunicazione. La sfida è adattare la complessità della musica classica all’immediatezza delle piattaforme: un problema per il quale ancora è difficile trovare soluzioni convincenti".

Il Festival di Sanremo si è concluso da poco. Lei è un grande intenditore di tutti i generi musicali, qual è la canzone che le è piaciuta maggiormente?

"La mia natura romantica ha apprezzato i brani di Gazzelle e Irama, ma ho trovato la presenza scenica e la qualità vocale di Annalisa una spanna sopra i suoi coetanei concorrenti al Festival".