Grosseto, 15 maggio 2018 - Palpeggiava le clienti che andavano da lui a farsi un massaggio. Antonio Giuseppe Malatesta, il fisioterapista di Grosseto smascherato con un servizio de Le Iene il 17 aprile 2016, ha chiuso i conti con la giustizia patteggiando la sua pena di fronte al giudice per le indagini preliminari di Grosseto, Marco Bilisari. La pena base era di cinque anni, ridotta per via del rito speciale e della concessione delle attenuanti. Arriva dopo due anni, quindi, la conclusione della vicenda penale: l’uomo ha patteggiato un anno e quattro mesi di reclusione per aver costretto le sue pazienti a subire atti sessuali. Fu una paziente a rivolgersi alla trasmissione Mediaset. Affetta da una patologia autoimmune, era paziente di Malatesta fin dal 2005. Si sottoponeva a circa cinque trattamenti l’anno, che si svolgevano sempre a seno nudo nel suo studio che si trova non lontano dal centro del capoluogo maremmano. L’uomo, durante questi trattamenti – ripresi anche dalle telecamere – la costringeva a manovre che pian piano si trasformavano in palpeggiamenti e quindi violenza sessuale: da quello che è stato infatti accertato l’uomo si stendeva sul suo corpo, poggiava i suoi genitali nelle mani di lei, le abbassava gli slip e faceva scivolare la mano sul pube della paziente. La notizia, che fu portata alla ribalta nazionale da un servizio televisivo della trasmissione Le Iene, fece molto scalpore, non soltanto in città – dove il fisioterapista è molto conosciuto - ma anche in tutti gli ambienti medici.

«Io porto ancora i segni di ciò che ho subìto, di quell’approfittare del suo ruolo e della debolezza di chi è sul lettino. Ha abusato di un compito delicato, io ho ancora paura degli uomini», commenta la paziente che prima denunciò che cosa accadeva. Dopo di lei, aldue donne hanno denunciato gli stessi comportamenti ed è per queste due denunce che il fisioterapista è stato condannato, dopo la rihiesta di concordare la pena. Una di loro si era rivolta all’associazione «La Via dei Colori Onlus» ed è stata assistita dall’avvocato Giulio Canobbio, direttore del Comitato scientifico della onlus.

«Per me è una vergogna – afferma la donna –, questa persona ha molestato molte donne negli anni e se la cava così, con un patteggiamento e una pena irrisoria. Una presa in giro per chi come me ha subìto queste violenze». «Certo, che venga condannato è un sollievo – conclude la prima cliente che haavuto il coraggio di denunciare – per me e per tutte le donne che anche loro sono finalmente libere da un incubo. Anche se ha scelto la strada più breve e più comoda per lui, ciò che conta è che sia dichiarato colpevole. Che noi donne possiamo camminare a testa alta e che il dito, spesso puntato su di noi con scetticismo e scherno, potrà essere puntato sul vero colpevole».