Maria Grazia Trecarichi, una delle vittime della Costa Concordia
Maria Grazia Trecarichi, una delle vittime della Costa Concordia

Grosseto, 12 maggio 2017 - La condanna di Francesco Schettino in Cassazione spalanca le porte del carcere all'ex comandante. E riapre ferite già difficili da rimarginare: quelle dei parenti delle trentadue vittime del naufragio. Una tragedia che i parenti rivivono ogni giorno, come se non fosse passato neanche un giorno da quella scura notte del gennaio 2012. 

«Schettino questa sentenza se l'è ampiamente meritata. Per le sue bugie e per il poco rispetto che ha avuto, anche dopo, nei confronti delle vittime di quel terribile naufragio». Così commenta il verdetto della Cassazione Elio Vincenzi, marito di Maria Grazia Trecarichi, originaria di Leonforte, la donna morta nel naufragio e i cui resti sono stati trovati, solo grazie al Dna nell'ottobre del 2013. Vincenzi ha patteggiato un risarcimento danni con la Costa Crociera. «Sono ultrasessantenne - dice - ed avevo allora una figlia minore. Temevo di non vedere la fine del processo».

«Con il verdetto della Cassazione si chiude un capitolo importante di questa tragica vicenda: peccato però che sia solo Schettino ad entrare in carcere», è invece il commento dell'avvocato Massimiliano Gabrielli del comitato 'Giustizia per la Concordià'.

Ma le ferite ci sono anche per i sopravvissuti. Per chi quella notte si è salvato ma non dimenticherà mai il mare nero sotto di sé e la disperazione. "Con la sentenza odierna della Cassazione si chiude la vicenda della Costa Concordia con una sola certezza: Francesco Schettino, le cui responsabilità sono innegabili, pagherà per tutti coloro che hanno contribuito a provocare la tragedia", dice il Codacons, che fin dal primo giorno è stato parte attiva nel processo rappresentando alcuni naufraghi sopravvissuti all`incidente dell`Isola del Giglio.

Dall`inizio del percorso giudiziario giudici e mass media hanno individuato un solo e unico responsabile e non hanno mai voluto considerare cosa c`era dietro l`incidente: negligenze e omissioni sul fronte della sicurezza a bordo della nave, che senza dubbio hanno influito sui decessi. Basti pensare che alcune vittime sono state rinvenute affogate nella tromba dell'ascensore rimasta aperta per il gravissimo mancato funzionamento del generatore di emergenza e per gli altrettanto gravi difetti di progettazione del sistema degli ascensori, come accertato dagli stessi periti del Tribunale.