Luca Pisaroni
Photo: Marco Borggreve
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Luca Pisaroni Photo: Marco Borggreve All rights reserved

Firenze, 13 novembre 2015 - Canta abitualmente in tutto il mondo in occasione di recital e opere. Per questo è di grande interesse la presenza del basso-baritono Luca Pisaroni in unica data in Italia per gli Amici della Musica (tel 055608420). Domenica 15 novembre, al Teatro della Pergola (ore 21), con il pianista Wolfram Rieger, Pisaroni affronta un programma che spazia dal Lied alla romanza da salotto, con Schubert nella prima parte e autori italiani nella seconda.
Può spiegare come è nato questo repertorio?
«Sono nato a Busseto, quindi un luogo dove si respira l’opera. Però sono sempre rimasto affascinato dal Lied e dal dialogo tra la voce e il pianoforte che lo caratterizza. Poi mi sono trasferito a Vienna e ho specializzato la conoscenza del Lied in lingua tedesca, anche se c’è un importante repertorio italiano di cui sono orgoglioso».
Cosa ha di particolare questa produzione?
«Presenta un aspetto intimo che manca all’opera. I brani di Bellini ad esempio sono delle miniscene in cui bisogna in pochi minuti saper raccontare una storia. Oppure quando interpreto le musiche di Stefano Donaudy, capisco quanto valgano dal punto di vista artistico con analogie schubertiane».
E i prossimi impegni nell’opera? 
«Subito dopo il recital andrò a Berlino per il ruolo di Leporello nel Don Giovanni, quindi a febbraio sarò al Metropolitan di New York per il Conte nelle Nozze di Figaro. Un doppio appuntamento con Mozart. Ma ci tengo a sottolineare l’impegno a Toronto con il Maometto II di Rossini. Un allestimento già presentato a Santa Fe e che avevo caldeggiato. Fortunatamente è andata molto bene».
Lei porta sempre con sé i suoi due cani, come mai?
«Per lavoro viaggio molto. Una situazione che mi piace, ma che ha come contropartita la lontananza da casa. Così i miei due cani sono la famiglia che porto con me e che completano la vicinanza di mia moglie. Si chiamano Lenny e Tristan, due nomi musicali (il primo in onore di Leonard Bernstein)». 
Michele Manzotti