Firenze, 11 maggio 2018 - «Uscire dall'Europa non ha alcun senso, come non ha alcun senso uscire dalla moneta unica: sarebbe anacronistico». Il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani ha aperto così il suo intervento a 'The State of the Union', l'evento organizzato dall'Istituto universitario europeo di Fiesole. Dopo l'intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella alla Badia Fiesolana (nella giornata di giovedì 10 maggio) la seconda giornata della manifestazione (spostatasi a Firenze a Palazzo Vecchio) vece come protagonisti i leader dell'Unione Europea, da Tajani al presidente della Commissione Claude Juncker. Nel pomeriggio è previsto l'intervento del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

«Non siamo perfetti _ ha detto Tajani_ ma cambiare significa migliorare, andare avanti e non tornare indietro, e la prima cosa da fare è avere un'Europa sempre più politica. La prima riforma da fare è quella della primazia della politica che significa primazia dei cittadini». Il presidente dell'Europarlamento ha sottolineato che «500 milioni di europei ci chiedono di essere protetti in un momento difficile della nostra storia».

Sulla questione della difesa europea per Tajani «l'Italia crede nella politica estera e senza una difesa europea difficilmente potremo essere incisivi a livello globale». Tajani ha ricordato anche che «quando si parla di immigrazione e di sicurezza si parla di solidarietà e non possono essere solo i Paesi del sud ad affrontare il problema immigrazione». E, ricordando la questione della riforma del Trattato di Dublino a sottolineato che «non possiamo accettare che siano solo i problemi del sud ad affrontare l'emergenza rifugiati».

Nel suo intervento, lo stesso Juncker ha sottolineato la necessità di «riformare il sistema di Dublino» per creare un nuovo sistema di asilo. «In occasione della crisi migratoria - ha detto Juncker - e prima con la crisi economica e finanziaria, ho scoperto che ci sono europei che sono pronti» a uno sforzo solidale, «ed europei part-time, che a volte partecipano, a volte no, ma parlano molto: vorrei che tutti i paesi europei fossero europei a tempo pieno». Secondo Juncker «ci sono state crepe nella solidarietà europea, apparse evidenti nel contesto della crisi migratoria. Io ero fra quelli che credevano si dovesse riconoscere la dignità del popolo italiano e greco che avevano chiesto più solidarietà: ci siamo uniti a loro, non si potevano lasciare quei paesi abbandonati a se stessi. La nostra risposta per dar loro man forte purtroppo è stata troppo tardiva».

Sulla politica estera e di sicurezza comune europea per il presidente della Commissione ci vorrebbe «l'applicazione di una maggioranza qualificata come consentito dal Trattato di Lisbona» mentre ora «dobbiamo decidere tutto all'unanimità che è cosa diversa dal consenso. Il mondo ha bisogno di vedere un' Europa forte e faremo del nostro meglio in questo senso".

Juncker si è poi rivolto a Tajani: «Signor presidente del Parlamento Europeo, vorrei che potessimo adottare il nuovo quadro finanziario europeo prima delle elezioni dell'anno prossimo. Sappiamo che a volte le elezioni vengono vissute quasi come un momento difficile - ha proseguito - perché sembra di non poter dire quello che si fa: in questo caso invece le persone saranno obbligate a dichiarare le loro intenzioni per i prossimi anni. Bisognerà rivedere le esigenze delle politiche territoriali, e lo faremo». L'ultima volta, ha ricordato Juncker, il quadro finanziario è stato adottato nel dicembre del 2015, «con la conseguenza che tutti i programmi esecutivi non erano pronti in tempo».

Il sindaco di Firenze, Dario Nardella, ha rivolto il suo saluto ai partecipanti alla giornata con l'annuncio della prima riunione dei sindaci delle capitali della cultura europea che sarà ospitata a novembre nel capoluogo toscano.  «Il nostro desiderio - ha detto Nardella - è creare una rete solida che consenta di supportare la Commissione nella realizzazione di politiche per lo sviluppo culturale nei nostri territori. In una fase così cruciale del nostro processo di integrazione, infatti, le radici culturali comuni, la protezione del patrimonio esistente, la capacità di creare nuovo patrimonio culturale materiale e immateriale, il valore della cultura per la pace e per l'integrazione, saranno oggetto di discussione tra le città almeno tanto quanto tra gli Stati, perché la cultura è il terreno simbolico su cui si fonda l'essenza della nostra Unione».

Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi ha insistito sulla necessità di un'Europa che non alzi i muri. «Alzando i muri non si generano investimenti, crescita e occupazione, non si riduce l'esclusione sociale, né diminuiscono le disparità territoriali. Alzando i muri si rischia invece di mandare in rovina il grande monumento all'unità spirituale dell'Europa, come ieri ci ha ricordato il presidente Mattarella».

Secondo Rossi «a un anno dalle elezioni europee il nostro continente, l'Europa, è in affanno per una miscela di sovranismo, di intolleranza e di chiusura. I partiti europeisti tradizionali sembrano non riuscire a dare risposte concrete ai nostri cittadini, che patiscono differenze sociali sempre più marcate. L'Europa appare spaventata, schiacciata dalla globalizzazione, sopraffatta dagli egoismi nazionali, dalle crisi politiche, dai tentennamenti nel governare il dialogo sociale e la sfida democratica».