Giorgia Meloni al Mandela Forum di Firenze (New Press Photo)
Giorgia Meloni al Mandela Forum di Firenze (New Press Photo)

Firenze, 19 dicembre 2019 - Pop leggero, rigorosamente italiano, di repertorio e prevalentemente femminile e vocalist in maggioranza donne. Anche per i brani di Umberto Tozzi e Luca Carboni. L'inno alla moderazione che la cena elegante (senza riferimenti della casa) dei 2500 conservatori europei riuniti al Mandela Forum ha una colonna sonora da piano bar. E toilette distinte e sobrie per le signore, blazer scuro per gli uomini. Destra rassicurante, senza eccessi, estremismi banditi. "Io sono ospite, ma qui mi sento più a casa mia rispetto agli altri", confida Maurizio Marchetti, capogruppo di Forza Italia in Regione. Gli "altri" non c'è bisogno di spiegare chi siano: i leghisti, che venti giorni fa con stile più sanguigno ed entusiasmo traboccante accolsero Salvini al Tuscany hall. La musica accompagna la cena di Meloni, interrompendosi di fronte al politico impegnato a Bruxelles che riscalda la sala augurando Buon Natale "perché al Parlamento europeo non si può più dire, per non irritare le altre religioni. E noi lo diciamo forte: Buon Natale!". Perché - rincara - "oggi non c'è nulla di più rivoluzionario che dirsi conservatori". Applausi, ma senza eccessi, col piano bar che attacca Bennato. "Il Gatto e la Volpe". Allusione a Salvini e Renzi? Nessuno ci pensa. Anche perché si passa svelti a "Viva la mamma". Mamma come Giorgia Meloni. Arrivata a Firenze col viatico di parole di difesa e solidarietà per la madre nigeriana che a Sondrio è stata offesa dagli astanti del pronto soccorso mentre si disperava per la morte della figlia neonata. "Ho detto che chi l'ha insultata fa schifo e non mi pento. Siamo il solo partito che chiede chiarezza e riscatto per i nigeriani che vengono qua con un destino segnato, fra prostituzione e droga. E il solo che chiede un'Africa libera dal neocolonialismo come quello francese".

La cena a base di flan di melanzane, risotto carota viola e burrata, bocconcini di vitello con patate del Mugello è servita a tavoli segnati col nome di grandi toscani. Margherita Hack (di opposte inclinazioni politiche) quello di Meloni. Vicino all'uscita quello di Chiara Matraini, poetesa lucchese del Cinquecento. Alzi la msno chi la conosceva. Fratelli d'Italia, sì. Ma qui fratelli e sorelle di Toscana. In un clima di fraternità tale che all'ingresso al palasport Meloni si è fatta accompagnare alla cella di Nelson Mandela ricostruita qui. Il fiocco rosso della chiave sostituito per l'occasione con uno tricolore. Non schiverà la domanda su Mandela, Giorgia. Al microfono durante il discorso post cena attacca con orgoglio. "A inizio anno il principale quotidiano italiano ci dava al 2%. Oggi siamo al 10,3%. Gli altri partiti sono canne al vento. Fratelli d'Italia resta dov'era. Radici salde. Non come quelli arrivati in parlamento per cacciare Matteo Renzi e oggi elemosinano i suoi voti. E chi voleva rimandare Di Maio allo stadio San Paolo e invece assiste impassibile a Di Maio che va a San Paolo del Brasile. Da ministro degli esteri".