Firenze, 29 dicembre 2017 - "Su Marte, su un asteroide o su altri pianeti rappresenteremo l’umanità e quindi dovremo gestire i confini politici ed economici in modo da preservare la nostra specie. Sulla Terra ci stiamo autodistruggendo, lassù dovremo essere dei terrestri migliori". Sembra il discorso di un leader politico, invece sono le parole dell’ingegnere biomedico Ilaria Cinelli, 32 anni, fiorentina laureata a Pisa con un dottorato in corso in Irlanda. Per la seconda volta nel giro di un anno si trova alla guida di un gruppo che simula la permanenza su Marte. La base della Mars Society si trova nel deserto americano dello Utah. In questa seconda missione ci sarà una parte da sviluppare anche nel nord della California.

Ingegner Cinelli, l’astronauta Nespoli è appena tornato dallo spazio e ha definito l’esplorazione marziana “complessa ma inevitabile”. E’ d’accordo?

«Sì, e direi anche fondamentale. Nel 2018 sentirete parlare molto della Luna e di nuove stazioni internazionali come primi passi verso il raggiungimento altri pianeti. Ma l’esplorazione spaziale inizia con Marte. In questi anni, dobbiamo insegnare alle nuove generazioni come non abusare delle risorse interplanetarie e come preservare la nostra specie. Per Marte c’è ancora molto lavoro da fare, e spero che sarà ben gestito. Inoltre, spero di vedere molte più stazione internazionali sia attorno alla Terra che alla Luna. Questo darebbe un contributo fondamentale all’esplorazione spazile.».

Non ci sono solo difficoltà tecniche: anche la convivenza è una sfida.

«Il mio equipaggio è composto da sei membri, sono la sola donna. Rappresentiamo Italia, Francia, Inghilterra, Irlanda, America, Brasile, Giappone, India e altre nazioni. La simulazione della vita marziana è solo una parte di questa attività. Al centro c’è l’integrazione di risorse e culture».

Ancora Nespoli: “Lassù saremo terrestri migliori”.

«Gli astronauti subiscono il cosiddetto “overview effect”, che è il forte senso di appartenenza al nostro pianeta. E comunque non sarà una scelta, ma un obbligo: dobbiamo formare i futuri astronauti per essere terrestri migliori. Ogni singolo cittadino può contribuire al benessere della Società se alla base delle loro scelte c’è buonsenso, cultura e intelligenza. Niente è impossibile.».

State simulando una permanenza marziana, ma il territorio dello Utah è ostile davvero. Quali sono i problemi da affrontare?

«Ho richiesto specifiche certificazioni per garantire le basi di sopravvivenza in ambiente estremo. Ci sono molti fattori che possono compromettere la qualità della vita tra cui l’ipotermia, il gelo, la scarsità di acqua potabile e di corrente elettrica. Quindi ho allenato l’equipaggio prima della missione e anche in loco. Poi c’è l’aspetto psicologico: abbiamo circa cinque progetti di psicologia per garantire coesione del team».

A 32 anni guida una missione del genere per la seconda volta. Deve esserne orgogliosa.

«Sono molto soddisfatta. Adesso sto raccogliendo i primi frutti di anni spesi in preparazione. Sto cercando migliorarmi come ingegnere e come comandante per garantire innovazione nel futuro dell’esplorazione spaziale. Adesso, per diventare astronauta, devo uscire dalla mia “comfort zone” e spingermi oltre i miei limiti».