Firenze, la strage dei negozi: mille chiusi in dieci anni

La periferia soffre più del centro, segno positivo per bar e ristoranti. Ecco l'indagine Confcommercio

Un negozio chiuso
Un negozio chiuso

Firenze, 8 febbraio 2024 - Nel comune di Firenze mancano all’appello mille esercizi commerciali nel confronto tra 2023 e 2012. Lo rivela l’ultimo osservatorio sulla demografia d’impresa realizzato da Confcommercio con il contributo del Centro Studi delle Camere di Commercio G. Tagliacarne; uno studio che prende in esame lo stock di imprese in 120 comuni italiani medio-grandi, di cui 110 capoluoghi di provincia.   I dati confermano che a Firenze l’emorragia di imprese commerciali al dettaglio in atto già dal 2008 non accenna a fermarsi. Anzi, con la pandemia ha avuto una brusca accelerazione: delle mille imprese in meno rispetto al 2012 (1.006 per la precisione), circa la metà si è persa tra il 2019 e il 2023. E le nuove aperture non riescono ancora a colmare i vuoti lasciati da chi ha deciso di tirare giù il bandone per sempre. Una crisi che si estende praticamente a tutti i settori merceologici del commercio, dagli alimentari a moda, librerie e altro ancora. A mantenere valori positivi sono solo le tabaccherie e gli esercizi specializzati di telefonia e informatica (ma questi ultimi aumentano solo in centro), ma soprattutto le attività di vendita alternativa come ecommerce, corrispondenza, porta a porta, distributori automatici e simili (+90 in totale).   In valori assoluti, il numero più alto di assenze si registra fuori dal centro storico (-674 nel confronto tra 2012 e 2023), rispetto al centro storico (-332). Un calo rispettivamente del 19 e 21%, che porta le imprese commerciali a quota 1.421 nel centro storico e 2.582 nelle altre aree.   Dall’analisi di Confcommercio emerge poi che anche le imprese del settore turistico a Firenze stanno rallentando la loro corsa, molto più brillante fino alla vigilia della pandemia.  Per intendersi, rispetto al 2012 i numeri di bar, ristoranti e strutture ricettive sono positivi (+364 in valori assoluti), ma si sono perse 220 unità rispetto al 2019. Probabile l’effetto negativo della pandemia, unito alla crisi congiunturale in atto a livello nazionale ed internazionale.   “È forse questo il dato più rilevante e nuovo dell’indagine – sottolinea il presidente di Confcommercio Toscana Aldo Cursano – il comparto turistico, che per anni ha beneficiato della performance eccezionale di ricettività e ristorazione, ha bloccato la sua crescita. Prima perché ha subito il contraccolpo durissimo della pandemia, poi per tutti i problemi causati dall’aumento dei costi, tra caro bollette, caro affitti e il resto. Potremmo considerare questo stop come un ridimensionamento naturale e fisiologico del settore, che anzi potrebbe alleggerire la città dall’eccesso di offerta per soli turisti. Ma c’è un altro risvolto della medaglia: in questi anni le imprese turistiche hanno assorbito l’occupazione che altri settori non potevano più garantire, se ora si fermano anche loro, il problema si farà sentire sull’intero sistema economico fiorentino”.   “Le statistiche mettono in luce a Firenze, così come nelle altre città toscane, l’estrema fragilità delle imprese di commercio e turismo, che vivono – e muoiono - degli equilibri delle nostre città - aggiunge il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni -. Basta un minimo cambiamento sociale, demografico o di traffico e viabilità all’interno di ogni quartiere per ribaltare le sorti di un’attività economica. E se prima i cambiamenti avvenivano in tempi lunghi decine di anni, adesso avvengono nel giro di pochi mesi. Ecco perché è necessario ponderare bene ogni decisione, se vogliamo modellare la città all’impronta dell’efficienza, della sostenibilità e dell’accoglienza a tutti, residenti e turisti. Altrimenti si rischia di ritrovarsi con intere aree prive di negozi e servizi, quindi senza presidi sociali e di sicurezza”.

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