“Caccia ai nazisti”, il libro del procuratore che ha portato i colpevoli alla sbarra

Con la prefazione di Liliana Segre, è stato presentato a Firenze

Da sinistra Marco de Paolis, Eugenio Giani e Agnese Pini (foto Gianluca Moggi/New Press Photo)

Da sinistra Marco de Paolis, Eugenio Giani e Agnese Pini (foto Gianluca Moggi/New Press Photo)

Firenze, 29 novembre 2023 - “Solo quando nel mondo a tutti gli uomini sarà riconosciuta la dignità umana, solo allora potrete dimenticarci” è inciso sulla lapide del Sacrario di Marzabotto. Ma non può esserci dignità senza memoria, e soprattutto senza giustizia. Consapevole che «il dolore non va in prescrizione» e che la sete di verità dei sopravvissuti e dei parenti delle vittime era stata ignorata per troppo tempo, Marco De Paolis, procuratore generale militare presso la Corte militare d’appello di Roma, ha ingaggiato da anni una caccia ai responsabili che ha portato a oltre 500 procedimenti giudiziari contro i criminali di guerra nazisti e fascisti per gli eccidi di civili e militari compiuti dopo l'8 settembre 1943, tra cui Sant’Anna di Stazzema e Marzabotto. Nel libro "Caccia ai nazisti" (Rizzoli) De Paolis, con la prefazione di Liliana Segre, racconta appunto queste indagini tra Italia, Germania e Austria, gli interrogatori degli ex SS ancora in vita, i sopralluoghi, gli esami dei testimoni e i processi per far condannare i responsabili. Una storia avvincente, presentata a Palazzo del Pegaso dal governatore toscano Eugenio Giani, dalla direttrice di QN La Nazione Agnese Pini, e dall'autore, protagonista della storia per aver tolto dall'oblio i fascicoli dal cosiddetto "Armadio della vergogna".

Un racconto anche intimo e privato, di cosa ha significato immergersi in «un dolore così immenso», come lo definirà uno dei sopravvissuti, il dolore di chi ha dovuto subire l’ulteriore ingiustizia «del mancato assolvimento da parte dello Stato del primario e doveroso compito di ricercare, processare e punire i responsabili di quella brutale violenza». «Non è stato facile» ha ricordato l’autore, parlando dell’approccio «doloroso e difficile» sia coi sopravvissuti «dubbiosi e perplessi verso uno Stato che li aveva dimenticati», che a cospetto «degli assassini, che rivendicavano le loro azioni. Ho scoperto che erano stati indottrinati a 12 anni nelle scuole delle SS e mostravano un’ideologia radicata». Una storia avvincente e intima, presentata dal governatore toscano Eugenio Giani con la direttrice di QN La Nazione Agnese Pini, e dall'autore, protagonista della storia per aver tolto dall'oblio i fascicoli dal cosiddetto "Armadio della vergogna". Giani ha sottolineato che le stragi «hanno riguardato soprattutto la Toscana e l’Emilia, devastando il tessuto sociale».

«È un crimine nel crimine quando una vittima non ha giustizia, perchè la si costringe ad essere vittima per sempre -ha detto Pini. Mi ha molto colpito la “solitudine istituzionale” di questo lavoro straordinario, fuori cioè dall’ordinario per la sua rilevanza storica, civile, giudiziaria, e soprattutto morale. Che ci restituisce il senso di cos’è la giustizia rispetto a una tra le pagine tra le più oscure, feroci e dimenticate della nostra storia recente. Un libro fondamentale anche per il nostro Paese, perché ha restituito ai cittadini colpiti da quell’orrore la fiducia nei confronti di uno Stato che li aveva abbandonati». Il suo libro è un racconto anche intimo e privato, di cosa ha significato immergersi in «un dolore così immenso», come lo definirà uno dei sopravvissuti, il dolore di chi ha dovuto subire l’ulteriore ingiustizia «del mancato assolvimento da parte dello Stato del primario e doveroso compito di ricercare, processare e punire i responsabili di quella brutale violenza».

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