Firenze, convegno "La forza della legalità" a Palazzo Vecchio

Molti studenti delle scuole superiori hanno potuto approfondire le tematiche della legalità, della giustizia, della libertà individuale e collettiva

Firenze, 5 dicembre 2023 - Non era un pubblico esclusivamente composto da addetti ai lavori quello che stamattina gremiva il Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, in occasione dell'incontro promosso dalla Camera Civile di Firenze ed altre istituzioni tra cui la Fondazione Spadolini Nuova Antologia e la Fondazione Luigi Einaudi. Oltre cinquanta erano infatti gli studenti delle scuole superiori che hanno potuto approfondire le tematiche della legalità, della giustizia, della libertà individuale e collettiva, insieme ad alcuni dei nomi più significativi in materia sul panorama nazionale. In apertura dei lavori i saluti degli avvocati Sergio Paparo – Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Firenze, Francesca Cappellini – Presidente Camera Civile di Firenze e Federazione delle Camere Civili della Toscana, Marco Mariani – Direttore degli affari europei della Fondazione Luigi Einaudi, della Prof.ssa Irene Stolzi – Direttore Dipartimento Scienze Giuridiche Università di Firenze e del Prof. Cosimo Ceccuti – Presidente della Fondazione Spadolini Nuova Antologia. A coordinare i lavori il professor Pier Francesco Lotito, che ha portato un saluto da parte dell'associazione Eunomia - di cui è presidente - ed ha presentato i lavori delineando, soprattutto per i giovani presenti in sala, la cornice della legalità, del senso dello Stato e del senso di comunità. Relatori Ettore Squillace Greco – Procuratore Generale della Corte di Appello di Firenze, l'avvocato Umberto Ambrosoli del Foro di Milano e l'Avv. Gaetano Viciconte – Vice Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Firenze. "Ai ragazzi ho voluto portare il racconto dell'esperienza di mio padre - sono state le parole di Ambrosoli - nella liquidazione coatta amministrativa della Banca Privata Italiana. Una vicenda remota nel tempo, ma attuale nel dimostrare l'importanza della responsabilità individuale per l'affermazione dei principi di legalità". "Il principio della legalità - ha spiegato Viciconte - è qui interpretato da avvocati e magistrati. Parliamo di un principio dinamico, nel quale è difficile la ricerca dell'equilibrio tra istanze garantiste e istanze funzionali del sistema." Assente dall'Italia perché impegnata a New York, la Presidente della Corte di Cassazione Margherita Cassano ha voluto mandare il proprio messaggio ai giovani e ai presenti in sala: "Come osservato da un’autorevole dottrina, la democrazia può essere definita come la forma di vita comune di esseri umani solidali tra loro. È destinata a dissolversi una società permeata da un’etica individuale, nella quale ciascuno è concentrato solo sulle sue aspettative, spesso definite impropriamente diritti, senza porle in correlazione con quelle degli altri, ignora il rapporto fra ciò che vuole e i valori condivisi nella comunità di cui fa parte. I diritti non possono esistere senza doveri e, quindi, senza responsabilità.  Solidarietà significa anche disponibilità a mettere a disposizione della collettività, per amore della res publica, le proprie capacità, le proprie risorse intellettuali e materiali, il proprio tempo, affinché possano diventare un patrimonio comune cui tutti siano in condizione di attingere. Ciascun cittadino, così, lungi dal perdere la sua individualità e “originalità”, esalta le sue doti e le sue potenzialità che vengono valorizzate dalla dimensione sociale in cui si esprime la sua personalità e dall’assolvimento dei doveri inderogabili di solidarietà che danno un significato più autentico alla vita di ciascuno di noi.  Si realizza, così, uno degli aspetti più autentici e veri della democrazia, che ci impone il dovere etico e sociale di avere cura dell’altro, pur rispettando i suoi spazi di libertà e di autonomia, di non abbandonarlo a se stesso e alle sue momentanee difficoltà di vita, di riaffermare il valore della solidarietà e l’impegno di non lasciare indietro nessuno, tanto meno il debole, il povero, il “diverso” da noi, l’emarginato in nome di paure irrazionali e ancestrali che affondano in un “io straniero” anche a se stesso.  Esiste un connubio inscindibile tra democrazia, solidarietà, altruismo, secondo quanto del resto solennemente sancito dall’art. 2 della nostra Costituzione, che costituisce uno dei principi fondamentali.  L’opposto di tale visione è il “darwinismo applicato alla vita sociale”, ossia un’ideologia fondata sul predominio e la sopraffazione dell’individuo più forte che, richiamando asseriti benefici per l’intero corpo sociale, si disinteressa del debole, ne decreta, in nome di malintese esigenze trionfalistiche di ordine pubblico e di decoro, l’inesistenza sociale abbandonandolo al suo destino di emarginazione. È un'esperienza che tocca ciascuno di noi e di cui sono ben consapevoli gli insegnanti che, senza cedere ad alcuna tentazione  "darwiniana", s'impegnano quotidianamente in silenzio e con grande passione civile, affinché gli studenti meno fortunati possano stare al passo con gli altri."

Maurizio Costanzo

 

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