Firenze, 20 novembre 2019 -  «Facciamo subito un monitoraggio a vista sui lungarni per vedere se ci sono delle fratture sul manto stradale. In quel caso, bisognerebbe limitare il traffico ed evitare il passaggio dei mezzi pesanti. Per il lungarno Diaz, invece, si dovrebbe partire il più velocemente possibile con un controllo con le strumentazioni di esplorazione geofisica per rilevare eventuali anomalie».

Il geologo dell’Università di Firenze Nicola Casagli ha fatto queste proposte al Comune, che l’ha subito chiamato ad un tavolo di lavoro. Geologo della Concordia, in prima linea anche quando sprofondò il lungarno Torrigiani, Casagli è uno dei massimi esperti in tema di dissesto idrogeologico. «Dopo le piene importanti, come quella di domenica scorsa, i lungarni andrebbero sistematicamente controllati», mette in guardia Casagli, che nei prossimi giorni proporrà a Palazzo Vecchio anche un sistema di monitoraggio da satelliti. Insomma, c’è poco da star tranquilli?

«Nessun allarmismo - premette -. Il fatto è che i lungarni furono realizzati con terreno di riporto e in tutta fretta per Firenze capitale. Per questo vanno controllati e monitorati periodicamente». In particolare, là dove si è scoperta l’enorme voragine «c’è un muro d’argine di fine anni Cinquanta, costruito per allargare in quel punto il lungarno». Insomma, un tratto particolarmente delicato, come del resto aveva perfettamente capito nel 2016 il professor Enio Paris, che facendo la mappatura del fondo dell’Arno notò un fenomeno di erosione del muro d’argine e vide anche che lì c’era un cavità, che si è allargata con l’ultima piena.

Insomma, per Casagli ci sono pochi dubbi: «Quel che è successo in lungarno Diaz è molto probabilmente collegato con la piena di domenica». Il professore è chiaro: «Lo sprofondamento è avvenuto a causa di un’erosione sotterranea, che può provocare solo l’acqua, non certo il gas». Insomma, la formazione della voragine non è stata certo un caso. E adesso? Per Casagli si dovrebbe procedere con esplorazioni geofisiche, che potrebbe fare la stessa Università di Firenze, su un ampio tratto di lungarno. L’indagine durerebbe una settimana e fornirebbe i dati necessari per capire davvero lo stato di salute dei nostri scenari da cartolina. Quanto alle case, anche in questo caso il docente ha proposto «un sistema di monitoraggio».

Elettra Gullè