La pelle dell’assassino sotto le unghie di Fulvio Dolfi: ha provato a difendersi con la forza della disperazione il 62enne pregiudicato massacrato a coltellate nel suo appartamento al secondo piano di uno stabile al 135 di via Rocca Tedalda, sigillato da giovedì mattina, giorno del ritrovamento del corpo straziato. Dolfi potrebbe aver graffiato il carnefice. Se davvero è uno solo. Preservato dalla polizia lo stato dei luoghi per evitare contaminazioni, il personale della Scientifica durante il sopralluogo giudiziario ha...

La pelle dell’assassino sotto le unghie di Fulvio Dolfi: ha provato a difendersi con la forza della disperazione il 62enne pregiudicato massacrato a coltellate nel suo appartamento al secondo piano di uno stabile al 135 di via Rocca Tedalda, sigillato da giovedì mattina, giorno del ritrovamento del corpo straziato. Dolfi potrebbe aver graffiato il carnefice. Se davvero è uno solo. Preservato dalla polizia lo stato dei luoghi per evitare contaminazioni, il personale della Scientifica durante il sopralluogo giudiziario ha rilevato materiale organico sul corpo e effettuato prelievi subungueali, sotto le unghie, con relative campionature. Reperti destinati al consulente genetico incaricato dal pm Fabio Di Vizio. Possibile l’estrazione di un dna in un laboratorio di genetica forense, forse proprio il dna dell’omicida che ha tempestato di coltellate Dolfi, fino a infierire.

Tanti fendenti vibrati con un solo coltello: una sola mano. I medesimi fendenti (una ventina almeno) inferti con due lame a serramanico: più carnefici. E’ una ipotesi. Il medico legale Rossella Grifoni, che ha eseguito l’autopsia ieri fino a sera, ha cercato di chiarire naturalmete le cause della morte: letali i ripetuticolpi all’addome, ma sarebbe stata recisa anche la giugulare. Poi attenzione alla "tipologia" delle coltellate. Primi esiti in parte comunicati, quasi in presa diretta, al magistrato e al dirigente della Mobile Antonino De Santis. Arriverà poi la relazione completa, da confrontare con gli altri elementi messi insieme dalla polizia nel massimo riserbo, per i dovuti riscontri. Nella speranza che convergano in un’unica direzione. Su un nome. In questo senso è di particolare importanza anche la consulenza sul telefonino. Chi ha telefonato o ‘messaggiato’ a Fulvio Dolfi nelle ore più prossime al delitto? E la vittima: chi ha chiamato o contattato? Quando è stato ammazzato il pregiudicato che tentò un reinserimento, prima in una struttura della Madonnina del Grappa, e da otto anni alla Casa famiglia San Paolino di via del Porcellana? Deve stabilirlo l’esame autoptico, con più che ragionevole certezza. Giovedì mattina, poco dopo il ritrovamento del cadavere, il medico legale parò approssimativamente di un decesso risalente a 3-4 giorni prima. Domenica? E’ultimo giorno pare in cui Dolfi è stato visto, da vicini e conoscenti in zona. Ma la testimonianza, per ora non confermata, di una vicina ("Martedì sera ho sentito un gran baccano") sposterebbe di 24-48 ore in avanti l’agguato teso a Dolfi, che ha aperto all’assassino. Sulla porta non ci sono segni d’effrazione. Ieri intanto sentite altre persone informate dei fatti.

giovanni spano