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Lucca, 25 gennaio 2021 - I social più veloci degli epidemiologi? Messa così sembrerebbe una boutade, se non fosse che, come dimostra una ricerca condotta  sui metadati di Twitter della Scuola Imt Alti Studi Lucca appena pubblicato sulla rivista Scientific Reports, il coronavirus “girava” su Twitter ben prima degli annunci ufficiali sulla sua circolazione. A rivelarlo la discussione online scaturita  da post su strane polmoniti e tosse secca già diverse settimane prima che il cosiddetto “paziente 1” si presentasse all’Ospedale di Codogno.

Lo studio si intitola “Early warnings of Covid-19 outbreaks across Europe from social media” ed è stato condotto da Massimo Riccaboni, professore di Economia della Scuola IMT, assieme a una squadra di ricercatori composta da Michelangelo Puliga della Scuola Superiore Sant’Anna, Pietro Panzarasa, visiting professor della Scuola IMT e professore alla Queen Mary University di Londra e Milena Lopreite, dell’Università della Calabria.

I ricercatori hanno preso in esame i post pubblicati su Twitter nel periodo dal 1 dicembre 2019 al 1 marzo 2020, raccogliendo in unico database quelli che menzionano la parola-chiave “polmonite” che, come è noto,  è  il sintomo più grave del Covid-19. Analizzando il database delle menzioni online nelle sette lingue più parlate dell’Unione Europea (inglese, tedesco, francese, italiano, spagnolo, polacco e danese),  si è  notato che già nelle settimane prima della scoperta e dell’annuncio dei primi casi di contagio da Sars-CoV-2 inizia a emergere qualcosa di anomalo. In tutta Europa, i post degli utenti Twitter mostrano inaspettati livelli di preoccupazione circa insolite polmoniti.

Insomma  già da dicembre 2019, fatta eccezione per la Germania, l’intera discussione virtuale europea a tema polmonite si intensifica fino a evidenziare una significativa eccedenza. E, come se non bastasse, a  questa evidenza si aggiunge il fatto che   la diffusione non è casuale, ma si concentra proprio nelle aree dove poi si svilupperanno i primi focolai pandemici".

Un fatto tanto più significativo in quanto, fanno notare i ricercatori,  "la stagione influenzale 2019-2020 è meno severa delle precedenti, per cui non dovrebbe esserci motivo di particolare preoccupazione tra la popolazione" sottolineano i ricercatori. 

Con lo stesso metodo usato con la parola “polmonite”,  si è poi  costruito un database contenente la parola chiave “tosse secca”, un altro dei sintomi caratteristici della sindrome da coronavirus. E, fanno sapere gli autori dello studio "anche in questo caso, l’analisi ha prodotto risultati analoghi: nelle settimane tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 circolava su Twitter un numero maggiore di post che citavano questo disturbo rispetto alla norma".

Insomma, i risultati dello studio evidenzierebbero "l’urgenza di un sistema integrato di sorveglianza epidemiologica digitale, in cui i social media potrebbero avere un ruolo strategico sia nell'identificazione precoce delle catene di contagio, sia nel successivo monitoraggio dell’evoluzione dell’epidemia".

Identificare prontamente la necessità di dichiarare lo stato di emergenza e proporre misure concrete per contenere un’epidemia è infatti importantissimo:  "da gennaio 2020, quando la sindrome respiratoria acuta da Coronavirus ha cominciato a diffondersi dalla Cina all’Europa agli Stati Uniti, l’incertezza, la confusione e i ritardi nel riconoscimento dei segnali di allarme hanno probabilmente contribuito alle criticità nella gestione dell’emergenza da parte delle autorità sanitarie in diversi Paesi" dicono i ricercatori. Ecco che " i social media potrebbero affiancare gli strumenti e le strategie di sorveglianza esistenti per completare e migliorare, anche a livello internazionale, il monitoraggio e la gestione dell’attuale pandemia e di altre future emergenze sanitarie".